Nascere in casa ai tempi del Covid: una conseguenza o l’inizio di una nuova strada?

Stare a casa, rallentare, staccarsi dalla routine quotidiana, in alcuni casi può essere faticoso, ma anche senza volerlo ci porta a guardarci: guardare l’ambiente in cui viviamo, guardare di più le persone con cui viviamo, guardare meglio noi stessi. Un tempo fermo che ci induce a elaborare scelte fatte e a valutare scelte per il futuro, riscoprendo l’importanza del nostro nucleo, mettendo al primo posto il benessere.

“C’è chi decide di lasciare una casa senza balconi, chi valuta di cambiare lavoro, chi decide di mettere al mondo un figlio, e chi si trova davanti alla scelta del luogo del parto”, spiega Marta Campiotti, Fondatrice di Nascere in Casa (www.nascereacasa.it), che descrive la scelta del parto in casa esattamente come una conseguenza di una nuova visione della vita che mette al primo posto il benessere e la protezione del nucleo familiare.

“Non era possibile che mio marito conoscesse suo figlio 4 giorni dopo la nascita e non potesse far parte dei suoi primi giorni di vita…” racconta Jennifer, che ha partorito in casa in Sardegna il suo primo figlio.

E proprio questo divieto dei padri di entrare in sala parto, di far parte del momento nascita, è uno dei motivi che hanno spinto le donne ad informarsi su possibili alternative.

Marta Campiotti ci parla di un “movimento dei padri che sentono più forte il loro ruolo di protezione del nido, e cercano in prima persona di informarsi sulla soluzione migliore per garantire sicurezza e umanità alla propria compagna”.

Ma non è solo l’assenza del padre o dei familiari ad influenzare la scelta del luogo del parto: è molto presente la paura di un’assistenza carente perché concentrata nell’emergenza Covid. Diverse sono le testimonianze che raccontano di personale ridotto, ore di solitudine, dimissioni precoci non protette.

Sono aumentate tantissimo le richieste delle donne, che non avendo valutato prima la possibilità di partorire in casa, si ritrovano a fare una scelta non consapevole: da una parte la paura del ricovero in ospedale,  con il rischio di contagio e la solitudine nell’affrontare un’esperienza così importante, dall’altra la paura di partorire in casa con poca informazione a riguardo. Talvolta le richieste di assistenza al parto in casa si manifestano nell’ultimo mese di gravidanza, mettendo in condizioni le ostetriche di non poter accettare l’assistenza: le linee guida infatti raccomandano un’assistenza più lunga in gravidanza che possa permettere la valutazione di un percorso fisiologico.

Claudia, che ha partorito in Umbria il suo quarto figlio, racconta: “Inizialmente scelsi l’ospedale ma quando non mi permisero di avere accanto né mio marito, né la mia ostetrica di fiducia, mi sono sentita la sicurezza crollare.  Ho passato gli ultimi due mesi a piangere cercando di capire quale fosse la soluzione migliore. L’ultima settimana prima del parto, ho saputo che nell’Ospedale che avevo scelto avevano riaperto la possibilità di assistere al parto sia all’ostetrica di fiducia, che al papà, ma limitatamente al momento del parto. Quando iniziai il travaglio a casa, in attesa che arrivasse la mia ostetrica, mi sentivo bene, così al suo arrivo, ci rendemmo conto che mancava davvero poco, e realizzai in quel momento un forte desiderio di voler stare a casa: avrei partorito in quell’ambiente intimo mio figlio.

E’ stato un parto splendido, avendo avuto brutte esperienze non avevo mai pensato a un parto in casa prima, ma ora rivedo con occhi diversi ciò che ho vissuto nei parti precedenti. Se arrivasse un altro figlio lo rifarei? In condizioni di fisiologia, assolutamente sì, sarebbe la mia prima scelta.”

Una nuova consapevolezza condivisa anche da Jennifer, che al suo primo parto racconta “non ho il confronto, perché non ho mai partorito in Ospedale, ma posso solamente dire che c’era un’atmosfera intima, affettuosa, piena di emozione. Se avrò un altro bambino e sarà possibile, sceglierò il parto in casa”.

Sia che abbiano avuto esperienze precedenti, o che siano alla prima gravidanza, molte sono le donne che chiedono informazioni sull’assistenza, e alcune di loro arrivano a realizzare l’esperienza, vivendola in maniera positiva.

“Spero che questo aumento di richieste possa essere un’opportunità per offrire maggiori informazioni e ridare fiducia al parto in casa, portandolo finalmente ad essere una scelta consapevole e informata, una prima scelta e non un’alternativa” sostiene Simona Pantanella, ostetrica di Frosinone.

La scelta purtroppo non è tuttavia sempre accessibile, perché una delle conseguenze della quarantena ha pesato negativamente sul fattore economico, influenzando maggiormente le regioni che non prevedono il rimborso dell’assistenza. “Una disparità tra le regioni che si fa sentire anche in termini di percezione socio culturale; infatti, qualora non sia normato con un rimborso delle spese, il parto a domicilio rischia di perdere il riconoscimento come scelta possibile” spiega Marta Campiotti.

Il parto in casa per molti è ancora un tabù e c’è chi ne continua a mettere in discussione la sicurezza, ma i vantaggi sono dimostrati da evidenze empiriche e scientifiche.

Già nel 1985 l’Organizzazione Mondiale della Sanità sosteneva la necessità di riportare il parto a un livello meno tecnologico di assistenza e aveva dichiarato che “il parto deve avvenire al livello di assistenza più basso compatibile con la sicurezza”. Ora il NICE (National Institute for Health and Care Excellence), ci fornisce il supporto scientifico a questo principio: a fronte di un importante miglioramento degli esiti, in certi criteri di sicurezza, partorire a casa non provoca alcun aumento del rischio, né per la madre né per il neonato. Non un’opinione quindi su cui si può essere d’accordo o meno, ma una certezza scientifica dimostrata.

Con questi presupposti, confidiamo in un futuro in cui la scelta del parto in casa non sarà solo in aumento, ma potrà essere una vera scelta, non dettata da paure e che risponda ai desideri della coppia nel rispetto della fisiologia: una scelta informata, libera e consapevole.

 (Laura Capossele, Ostetrica e Custode della Nascita®   – Custodi del Femminino®)