RIENTRO A SCUOLA A SETTEMBRE TRA INCERTEZZE E NUOVE REGOLE

Il 10 marzo 2020, a fronte dell’emergenza SARS-CoV2 (Covid 19), il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo ha stabilito la sospensione delle attività didattiche di ogni ordine e grado in tutte le Scuole del Paese, sostituendo le lezioni con la didattica a distanza e destinando, con rassegnazione, anche i tradizionali  saluti di fine anno ad un semplice arrivederci virtuale.

Molti genitori ed insegnanti hanno dovuto adattarsi in questi mesi alla DaD (didattica a distanza) per consentire agli alunni un minimo di continuità didattica ed educativa a seguito della quale sono emerse non poche difficoltà, sia sul piano educativo che di apprendimento e non meno rilevante è stato leso un diritto costituzionale essenziale: quello delle pari opportunità!

Come avverrà il rientro a scuola degli alunni a settembre? Cosa si prospetta per il nuovo anno scolastico? Attualmente sussistono solo incertezze ed ipotesi.

Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) del Dipartimento della Protezione Civile, il 28 maggio 2020, ha dato indicazioni al Ministero su come potrebbe avvenire il rientro a scuola a settembre.

Trattasi di indicazioni di carattere generale da contestualizzare nelle specifiche realtà scolastiche (ordine di scuola, tipologia di utenti, strutture e infrastrutture disponibili, dotazione organica, caratteristiche del territorio, etc.). Le indicazioni del CTS sono basate sull’attuale situazione epidemiologica e dovranno essere preventivamente analizzate in base alla sua evoluzione (con riferimento ai dati ISS), anche tenuto conto delle raccomandazioni dell’OMS che prevedono che il rilascio di misure di contenimento sia progressivo e complessivamente (non per singolo settore) valutato dopo almeno 14 giorni prima di ogni ulteriore allentamento e qualora si registrasse una recrudescenza epidemica locale/regionale in base al monitoraggio previsto dal Decreto del Ministero della Salute del 30 aprile 2020. Spetterà quindi ad ogni singola scuola adottare misure di sicurezza tenendo conto delle regole da applicare riguardanti il distanziamento sociale, l’igiene personale e degli ambienti ed il coordinamento con i servizi della sanità pubblica.

Inoltre nel documento del CTS si legge quanto segue: “La didattica a distanza attuata nei mesi dell’emergenza ha certamente rappresentato una risposta pronta ed efficace delle scuole e ha determinato un’accelerazione di nuove competenze del personale scolastico e degli studenti; nella prospettiva della riapertura delle attività didattiche in presenza la modalità a distanza potrà rappresentare un momento integrativo e non sostitutivo, diversamente applicato e commisurato alle fasce di età degli studenti”. https://www.orizzontescuola.it/formare-i-docenti-sulla-didattica-a-distanza/

Preso atto delle tante difficoltà che sono emerse dalla didattica on line la Ministra Lucia Azzolina, in sede di approvazione del decreto scuola, ha comunicato che saranno definite le linee guida per settembre “per riportare gli studenti a scuola, in presenza e in sicurezza”.

Diverse le possibili soluzioni auspicate dalla Ministra in questi mesi per il rientro a settembre degli studenti:

  • In classe con turnazione degli studenti, metà in presenza e metà attuando la DaD;
  • Entrate e uscite scaglionate;
  • Riqualificazione degli spazi scolastici, dagli spazi comuni a quelli della mensa;
  • Classi da 12 studenti senza turnazione;
  • Mascherina e/o visiera obbligatoria;
  • Pannelli o box in plexiglass in classe.

Da sottolineare anche il problema dei concorsi che non si sono svolti a causa dell’emergenza coronavirus perché il ministro non ha potuto emanare i bandi entro febbraio. Per questo motivo potrebbero restare scoperte molte cattedre e si prospetta l’inizio del nuovo anno scolastico con una valanga di supplenze.

Molte ipotesi, poche certezze, tanto caos. Tutto dipenderà dalla situazione epidemiologica  e dalle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico.

Rientro a settembre, alcune famiglie pensano all’istruzione parentale . Molti invocano il ritorno alla normalità pre-coronavirus, altri sperano che sia l’occasione per reimpostare il sistema dell’istruzione e delle educazioni.

Diverse le voci scese in campo al fianco di genitori ed insegnanti, come psicoterapeuti ed esperti consulenti dell’età evolutiva che hanno voluto dare valutazioni specialistiche in merito e che pubblichiamo di seguito.

Condividiamo il comunicato di un gruppo di psicologi e psichiatri che offre una visione professionale sui danni psicologici, nelle diverse fasce della popolazione, conseguenti al lockdown ed alla sua gestione finalizzato a non ripetere gli stessi errori e, soprattutto, a sollecitare una ripresa realmente rispettosa ed attenta alle esigenze esplicite ed implicite delle persone. Instillare nelle persone, e ancora di più nei bambini, il timore di un “nemico invisibile” di cui il prossimo può essere portatore, equivale ad impoverire od annichilire ogni possibilità di crescita, scambio, arricchimento; equivale in sostanza a cancellare ogni possibilità di vita intensa e felice.

Riceviamo e pubblichiamo il  parere della Dottoressa Stéphanie Hérin Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalitica dell’età evolutiva.

“Come psicologa psicoterapeuta dell’età evolutiva mi sono domandata quali possano essere i risvolti psicologici sui minori nel breve e lungo periodo mossi da questa pandemia, considerando che bambini e adolescenti, come ogni singolo individuo della società, sono stati esposti ad una maxi emergenza che ha generato panico diffuso e nel loro specifico, ha ridimensionato e limitato le stesse vite, sottraendo per un periodo di 2 mesi alcuni dei bisogni fondamentali per la crescita, come la dimensione ludica, il movimento, la socializzazione, gli affetti, l’esplorazione dell’autonomia e dell’indipendenza necessaria per la strutturazione dell’identità, bisogni che variano a seconda della specifica fase di crescita del minore. 

Questa situazione di certo non ha garantito la massima qualità del loro sviluppo psicofisico, rendendo vulnerabile il loro benessere e inibendo la loro crescita, se poi vi aggiungiamo l’incertezza del futuro e del percorso scolastico, l’instabilità, la convivenza obbligata con forzati strumenti e metodi di prevenzione (come l’utilizzo di mascherine, guanti, il rispetto del distanziamento sociale e la necessità di percorsi di igienizzazione, ovvero elementi che rimandano ad una costante dimensione di allarme e di estrema attenzione, di distanziamento dall’altro e di tratti ossessivi-paranoici), possiamo cogliere un certo grado di esposizione al rischio di uno sviluppo precario e di effetti psico-relazionali importanti. Il vissuto specifico dei minori e la capacità di adattamento ad una situazione problematica risentono molto di alcune variabili imprescindibili, in primis della stabilità della situazione familiare e delle dinamiche in essa presenti, che in alcuni casi possono essere anche pericolose, delle competenze educative e di contenimento emotivo dei genitori o delle figure accudenti, delle proprie risorse interiori, delle reali limitazioni vissute all’interno delle proprie case, in particolare in piccole abitazioni o condomini privi di ambiente esterno e dell’esposizione diretta e indiretta al panico e alla paura. 

Nella pratica clinica e nel lavoro come psicologa scolastica, ho potuto constatare le prime reazioni psicologiche alla situazione pandemica di minori in condizioni di normalità, in particolare tratti regressivi nei bambini più piccoli, insonnia, iperattività motoria, inibizione emotiva, livelli di ansia e di paura, sovraesposizione, al limite della dipendenza, al web, noia e fenomeni di dispersione scolastica. Ho riscontrato specialmente negli adolescenti perdita di curiosità e di entusiasmo per le proprie passioni, sfiducia e una sorta di adattamento passivo alla realtà limitante. Se da una parte emergono fenomeni inibitori, dall’altra si assiste a bambini cresciuti tutti d’un colpo, con cellulari e videochiamate in corso, quegli strumenti che tanto erano banditi e non adeguati alla specifica fase di crescita fino a quel momento. 

In quanto psicologa scolastica ho osservato da vicino le difficoltà della didattica a distanza per tutti gli agenti coinvolti: dagli insegnanti, sottoposti a forte stress per l’adeguamento improvviso a nuove richieste e competenze tecnologiche, ai genitori alle prese con smart working e una sovrapposizione di ruoli all’interno delle mura domestiche e agli alunni, spesso demotivati e poco coinvolti. Per non parlare di quegli alunni totalmente dispersi, disconnessi e non partecipi all’attività formativo-didattica individuale e di gruppo, ancora una volta le famiglie più svantaggiate risultano quelle più difficili da raggiungere, evidenziando l’amara verità che la DAD tiene fuori quelli che di solito sono i soggetti dell’intento di inclusione, come alunni con disordini dello sviluppo, alunni disabili e casi sociali. Stiamo assistendo ad una didattica in cui il contatto e la relazione, che da sempre sono il cuore dell’apprendimento, faticano a prendere forma, influendo in maniera negativa sui fattori motivazionali e di apprendimento degli alunni, una didattica selettiva, che seppur con tanti sforzi da parte di insegnanti appassionati del proprio lavoro e al di là del significato più profondo che è quello di essere presenti per dare una continuità di “normalità” nel cambiamento, a stento mostra la sua efficacia. 

La vita dei minori si configura come una sfida piena di limitazioni e di distanziamenti, le decisioni che verranno prese e le conseguenze collegate si sommeranno a quanto già fino ad ora vissuto e tutto contribuirà a condizionare il loro stato di benessere o malessere, a lungo termine raccoglieremo quelli che saranno i cocci e le ferite di un periodo di trasformazione radicale, probabilmente sarà riscontrato un aumento di disturbi psicologici emotivi, comportamentali e relazionali, soltanto il tempo darà prova di quello che sarà. 

Per concludere vorrei spendere una breve riflessione sull’utilizzo delle mascherine, ipotesi che si sta vagliando per i minori dai 6 anni in su, o comunque a discrezione delle scelte dell’adulto di riferimento anche per i bambini più piccoli, credo che la convivenza con questo strumento non possa non smuovere domande dentro ognuno di noi. Non sono strumenti con i quali i minori sono cresciuti, non c’è l’abitudine di sentirli come parte di sè e possono creare diversi effetti psicologici. La mascherina rimarca la distanza sociale, il timore del contagio e copre i volti delle persone, in un certo senso le de-umanizza, tenendo nascosti sorrisi ed in parte emozioni. La comunicazione verbale e non verbale risulta limitata, si fa fatica ad esprimersi, nonché a respirare correttamente, per cui diviene più facile inibirsi e chiudersi in un mondo dove il contatto è sempre più distante, un contatto che inconsciamente spaventa e allarma, ma anche provare irritazione e agitazione interna. A questo si aggiunge la percezione di un’immagine diversa di sé, a tratti medicalizzata, in quanto la maschera rimanda ad un contesto tale e riconduce a pensieri di uno stato di salute precario.”

Mascherine ai bambini, una crudeltà. A dirlo Daniele Novara pedagogista e direttore del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti. Fare scuola? Impossibile.

Secondo il pedagogista, per tutta l’infanzia (dai 3 ai 9 anni), mascherina e distanziamento sociale rigido sono “una vera e propria crudeltà” che non ha pari nel resto d’Europa. “In nessun Paese europeo – scrive – sono stati riaperti i bar prima delle scuole! Praticamente in Italia è stato riaperto tutto meno le scuole. È davvero imbarazzante. Fare scuola con le mascherine? Forse Novara dice ciò che nessuno ha avuto ancora il coraggio di affermare, per paura del contesto di emergenza che viviamo, “è impossibile” così come nei centri estivi.

“Ma anche che la misura del distanziamento di un metro non può che portare, così come formulata, a un posizionamento rigido di sostanziale immobilità o quasi da parte dei bambini stessi.”

L’appello del pedagogista: «I bambini hanno bisogno di tornare alla normalità. I documenti elaborati finora sulla riapertura rischiano di parlare di una realtà epidemiologica che è un capitolo ormai passato o comunque in fase di esaurimento». Una cappa di pregiudizi antichi come l’epoca di Erode si abbatte sull’infanzia mettendo a rischio la crescita dei bambini in un momento cruciale della loro vita. E non finisce qui: sembra esserci una reale confusione in quanto queste indicazioni sono talmente oscure che in alcuni documenti la mascherina ai bambini andrebbe messa dai 3 anni, in altri andrebbe messa dai 6 anni. La qual cosa mostra la totale equivocità di questa indicazione: se i bambini di 3 anni non la devono mettere tanto più non devono metterla quelli di 6 in quanto il livello di promiscuità e di vicinanza è molto più forte dai 3 anni che dai 6.

L’indagine sull’impatto psicologico della pandemia nelle famiglie, promossa dall’IRCCS Gaslini di Genova e guidata dal neurologo Lino Nobili, mostra come i più piccoli abbiano risentito dell’emergenza: ansia e regressione per 6 minori su 10, problematiche comportamentali, disturbi del sonno o mancanza d’aria sono alcuni dei sintomi, spesso legati al malessere dei genitori. La sottosegretaria alla Salute Zampa ha dichiarato: “Non poter andare a scuola, non poter correre o giocare in un parco li ha certamente penalizzati”

L’impatto del cambiamento dovuto all’emergenza per Coronavirus ha riguardato anche studenti con disabilità che hanno vissuto situazioni di disagio, fatica e forte discriminazione.

Molte le testimonianze sono pervenute alla nostra associazione da parte di genitori che hanno lamentato nel periodo del lockdown il più totale abbandono da parte delle istituzioni,  evidenziando regressioni dei propri figli, senza terapie e senza assistenza domiciliare. 

Nonostante gli sforzi messi in campo dalle scuole, la didattica a distanza (DaD) lascia indietro almeno 1 alunno con disabilità’ su 4”.

È quanto emerge dall’indagine preliminare realizzata nell’ambito del progetto ‘Oltre le distanze’, promosso dalla Fondazione Agnelli, l’Università di Bolzano, l’Università Lumsa e l’Università di Trento.

Come avverrà il rientro a scuola degli alunni con disabilità, già fortemente penalizzati da questa situazione?

Nel documento del CTS del 28 maggio 2020 vengono riportate le indicazioni per il rientro a scuola degli studenti con disabilità

“Nel rispetto delle indicazioni sul distanziamento fisico, la gestione degli alunni con disabilità certificata dovrà essere pianificata anche in riferimento alla numerosità, alla tipologia di disabilità, alle  risorse  professionali specificatamente dedicate, garantendo in via prioritaria la didattica in presenza. Si ricorda che, in coerenza con il DPCM 17 maggio sopra riportato, non sono soggetti all’obbligo di utilizzo della mascherina gli studenti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina. Per l’assistenza di studenti con disabilità certificata, non essendo sempre possibile garantire il distanziamento fisico dallo studente, potrà essere previsto per il personale l’utilizzo di ulteriori dispositivi. Nello specifico in questi casi il lavoratore potrà usare unitamente alla mascherina chirurgica, fatto salvo i casi sopra menzionati, guanti in  nitrile e  dispositivi  di  protezione  per  occhi,  viso  e  mucose. Nell’applicazione delle misure di prevenzione e protezione si dovrà necessariamente tener conto delle diverse disabilità presenti.”

Eppure numerose sentenze hanno confermato il divieto per gli Istituti scolastici di frapporre ostacoli alla frequenza dei disabili e confermano illegittimo il diniego di iscrizione.

Di recente pubblicazione la sentenza del TAR Sicilia Palermo, che ha accolto la domanda cautelare proposta dal genitore di un minore disabile ed ha sospeso gli atti con i quali un Liceo Musicale (in ragione della presunta impossibilità di iscrivere più di un disabile grave in ciascuna classe) aveva negato l’iscrizione alla classe prima.

Nell’ordinamento giuridico italiano non esiste una norma che impone e consente che, di fronte alla sempre possibile evenienza che due allievi portatori di handicap grave presentino richiesta di iscrizione al medesimo Istituto Scolastico, ad uno dei due possa essere negata l’iscrizione al predetto Istituto invocando la presenza dell’altro disabile nella stessa classe.

Si tratta di un criterio generale, valorizzato anche dalla Sezione 3-bis del Tar Lazio Roma, con la sentenza n. 2250 del 28 febbraio 2018.

Nessuna disposizione del nostro ordinamento, infatti, consente agli istituti di disporre l’esclusione di alunni con disabilità, ogni qualvolta non sia possibile garantire il rispetto del rapporto di 1 a 20 previsto dall’art. 5, comma 2°, d.P.R. n. 81/2009.

Al contrario, nel nostro ordinamento sono state introdotte, progressivamente, numerose norme volte ad agevolare la frequenza scolastica di tali soggetti.

Tutti gli interventi del Legislatore sono stati finalizzati ad assicurare il diritto allo studio, obbligando i soggetti competenti (e in primo luogo gli istituti scolastici) ad apprestare tutte le misure idonee a eliminare gli ostacoli che si frappongono alla frequenza nei confronti dei soggetti disabili.

Qui testimonianze di docenti e genitori nostri associati.

A tutela e difesa dei bambini facciamo presente la nostra posizione sulle modalità di rientro a scuola a settembre e la nostra volontà di essere pronti al ritiro dei bambini qualora le condizioni fossero confermate come da indicazioni del comitato tecnico scientifico.

Per giunta chiediamo:

NO mascherine;

NO visiere;

NO barriere in plexiglass;

NO distanziamento sociale;

NO continua ed ossessionata disinfezione delle mani e delle superfici.

Chiediamo buonsenso!

E quindi concordiamo per quanto segue:

– frequente aerazione dei locali;

– attività svolte anche all’aperto;

– riduzione del numero degli alunni per evitare classi pollaio;

– lavaggio mani con acqua e sapone;

– auto sospensione dalla frequenza su base fiduciaria per manifesti sintomi febbrili, come hanno sempre fatto, anche in passato, i genitori attenti e RESPONSABILI dotati di buon senso.