L’ISTAT, l’ISS, il covid-19 e la causalità

Analisi del Prof. Marco Mamone Capria Matematico ed Epistemologo presso l’Università di Perugia

«Se analizziamo i dati di mortalità specifici per influenza che l’Istat fornisce ogni anno in Italia, i decessi per influenza sono qualche centinaio. Il motivo principale è che spesso il virus influenzale aggrava le condizioni già compromesse di pazienti affetti da altre patologie (per esempio respiratorie o cardiovascolari) fino a provocarne il decesso. In questi casi spesso il virus influenzale non viene identificato o perché non ricercato o perché il decesso viene attribuito a polmoniti generiche. Per questo motivo diversi studi pubblicati utilizzano differenti metodi statistici per la stima della mortalità per influenza e per le sue complicanze. È grazie a queste metodologie che si arriva ad attribuire mediamente 8000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia.»

L’ISS e l’ISTAT hanno cominciato a produrre, eccezionalmente in occasione dell’emergenza covid-19, rapporti congiunti, il che fa nascere due domande. Come avranno fatto a mettersi d’accordo quando si tratta di cause di morte, dato che finora le loro metodologie portavano a risultati così divergenti? Questa è la prima domanda. La seconda è: quali risultati sono stati ottenuti con questo connubio? Cominciamo dal secondo punto.

Le cause di morte da covid-19 secondo il rapporto congiunto ISS-ISTAT

Nell’ultimo rapporto congiunto ISS-ISTAT, “Impatto nell’epidemia COVID-19 sulla mortalità: cause di morte nei deceduti positivi a SARS-Cov-2” [3] , apparso il 16 luglio 2020 e basato sull’analisi di 4942 schede di morte, i due istituti sono riusciti a sconcertare una buona parte dell’opinione pubblica più attenta, annunciando che delle morti di pazienti positivi al test del covid-19 ben 9 su 10 sarebbero dovute «direttamente» al covid-19! Citiamo per esteso questa conclusione:«COVID-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2, mentre per il restante 11% le cause di decesso sono le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), le malattie del sistema respiratorio (1%), il diabete (0,6%), le demenze e le malattie dell’apparato digerente (rispettivamente 0,6% e 0,5%).»

Perché questa conclusione è così sorprendente? La spiegazione la dà lo stesso rapporto quando tratta di una delle caratteristiche più note delle persone decedute “con covid-19”: il fatto di essere in larghissima maggioranza affette da altre gravi patologie. Ecco però che cosa ne dice il rapporto: «COVID-19 è una malattia che può rivelarsi fatale anche in assenza di concause. Non ci sono infatti concause di morte preesistenti a COVID-19 nel 28,2% dei decessi analizzati, percentuale simile nei due sessi e nelle diverse classi di età. Solo nella classe di età 0-49 anni la percentuale di decessi senza concause è più bassa, pari al 18%.»

«Il 71,8% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV-2 ha almeno una concausa: il 31,3% ne ha una, il 26,8% due e il 13,7% ha tre o più concause. Associate a COVID-19, le concause più frequenti che contribuiscono al decesso sono le cardiopatie ipertensive (18% dei decessi), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%). Con frequenze inferiori al 10% vi sono le malattie croniche delle basse vie respiratorie, le malattie cerebrovascolari, le demenze o la malattia di Alzheimer e l’obesità.»

Qui segue l’analisi completa con tutti i dati 

“Termino su una nota di carattere più generale. Non era inaspettato che il “matrimonio” tra ISS e ISTAT sarebbe stato basato sulla difesa a oltranza della linea del governo, della quale l’ISS è stato uno degli artefici. Sarebbe importante che il tipo di analisi causali di cui in [3] fosse svolto da organismi indipendenti e dimostrabilmente privi di conflitti di interesse. Chi si è impegnato su una certa politicasanitaria è il soggetto meno adatto a valutarla imparzialmente. E sarebbe ora che i giornalisti, anche a costo di perdere “rendite di posizione” di vario tipo, cessassero di fare da cassa di risonanza alle “verità governative”, e investigassero la fondatezza delle notizie e dei giudizi che riferiscono, magari chiedendo pareri anche a soggetti non compromessi con l’azione del governo.”