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Importanza dell’alimentazione nel trattamento dell’autismo del Dott. Zaccagna

Il presente lavoro è nato dalla necessità di portare un contributo allo studio della sindrome dello spettro autistico (ASD) e suggerire una strada da percorrere alle famiglie e agli operatori del settore. L’osservazione dei miglioramenti ottenuti in tutti i casi trattati è senza dubbio il fattore che ha reso doverosa la compilazione di tale pubblicazione, pur senza nulla togliere all’impegno, alle metodiche ed alla validità di tante persone che quotidianamente si dedicano al sostegno ed al ricupero dei casi loro assegnati, quanto piuttosto di ottimizzare, con il miglioramento della funzionalità assimilativa intestinale, il successo delle terapie psico-comportamentali.

L’ottica da cui partiamo, è quella di considerare l’alterazione della funzione intestinale come importantissima concausa nell’insorgenza e nell’evoluzione della ASD in quanto essa potrebbe essere strettamente correlata alla reiterazione di un danno metabolico-alimentare nell’assimilazione enterocitaria, come si verifica abitualmente nelle forme di malassorbimento, pur differenziandosi da questo nelle classiche sindromi conosciute (celiachia, sprue, Crohn, radiazioni, etc.). In tale convinzione siamo sostenuti da dati di laboratorio sull’esame delle feci, con la ricerca della tipologia e della quantità dei microbioti, di sostanze impropriamente indigerite (amidi, zuccheri, grassi, proteine, etc.), della quantità di zonuline e di calprotectine, esami questi eseguiti all’inizio del trattamento nutrizionale e controllati periodicamente nei tempi successivi. In effetti il dato che ci conforta è quello di aver notato che ad un miglioramento della funzione assimilativa (normalizzazione dell’alvo, ricupero ponderale, trofismo cutaneo, etc.) corrispondeva di solito un evidente progresso del comportamento, della socializzazione e della verbalizzazione.
La nostra procedura segue i dettami della scuola torinese del Dr. Federico Balzola, autore di diverse pubblicazioni sulla relazione tra intestino e autismo, di quella romana dei Proff.
Giovanni e Antonio Gasbarrini, di quella americana di Baltimora del Dr. Alessio Fasano e di tanti altri ricercatori che hanno dimostrato, anche se in via cautelativa, la diretta relazione tra un danno di permeabilità intestinale e ASD.
Prima di iniziare l’esposizione della nostra metodologia, riteniamo doveroso fare un breve cenno alla funzione dell’intestino ed ai suoi stretti legami con tutti gli organi e
con il cervello in particolare, tralasciando volutamente ogni riferimento alle varie definizioni della ASD stessa.
 
Al seguente link è possibile scaricare l’articolo completo del Dottor Carlo Alberto Zaccagna sottoposto alla nostra attenzione. Ne condividiamo e diffondiamo i contenuti poichè sono in linea con ciò che sosteniamo da anni.

RIENTRO A SCUOLA A SETTEMBRE TRA INCERTEZZE E NUOVE REGOLE

Il 10 marzo 2020, a fronte dell’emergenza SARS-CoV2 (Covid 19), il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo ha stabilito la sospensione delle attività didattiche di ogni ordine e grado in tutte le Scuole del Paese, sostituendo le lezioni con la didattica a distanza e destinando, con rassegnazione, anche i tradizionali  saluti di fine anno ad un semplice arrivederci virtuale.

Molti genitori ed insegnanti hanno dovuto adattarsi in questi mesi alla DaD (didattica a distanza) per consentire agli alunni un minimo di continuità didattica ed educativa a seguito della quale sono emerse non poche difficoltà, sia sul piano educativo che di apprendimento e non meno rilevante è stato leso un diritto costituzionale essenziale: quello delle pari opportunità!

Come avverrà il rientro a scuola degli alunni a settembre? Cosa si prospetta per il nuovo anno scolastico? Attualmente sussistono solo incertezze ed ipotesi.

Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) del Dipartimento della Protezione Civile, il 28 maggio 2020, ha dato indicazioni al Ministero su come potrebbe avvenire il rientro a scuola a settembre.

Trattasi di indicazioni di carattere generale da contestualizzare nelle specifiche realtà scolastiche (ordine di scuola, tipologia di utenti, strutture e infrastrutture disponibili, dotazione organica, caratteristiche del territorio, etc.). Le indicazioni del CTS sono basate sull’attuale situazione epidemiologica e dovranno essere preventivamente analizzate in base alla sua evoluzione (con riferimento ai dati ISS), anche tenuto conto delle raccomandazioni dell’OMS che prevedono che il rilascio di misure di contenimento sia progressivo e complessivamente (non per singolo settore) valutato dopo almeno 14 giorni prima di ogni ulteriore allentamento e qualora si registrasse una recrudescenza epidemica locale/regionale in base al monitoraggio previsto dal Decreto del Ministero della Salute del 30 aprile 2020. Spetterà quindi ad ogni singola scuola adottare misure di sicurezza tenendo conto delle regole da applicare riguardanti il distanziamento sociale, l’igiene personale e degli ambienti ed il coordinamento con i servizi della sanità pubblica.

Inoltre nel documento del CTS si legge quanto segue: “La didattica a distanza attuata nei mesi dell’emergenza ha certamente rappresentato una risposta pronta ed efficace delle scuole e ha determinato un’accelerazione di nuove competenze del personale scolastico e degli studenti; nella prospettiva della riapertura delle attività didattiche in presenza la modalità a distanza potrà rappresentare un momento integrativo e non sostitutivo, diversamente applicato e commisurato alle fasce di età degli studenti”. https://www.orizzontescuola.it/formare-i-docenti-sulla-didattica-a-distanza/

Preso atto delle tante difficoltà che sono emerse dalla didattica on line la Ministra Lucia Azzolina, in sede di approvazione del decreto scuola, ha comunicato che saranno definite le linee guida per settembre “per riportare gli studenti a scuola, in presenza e in sicurezza”.

Diverse le possibili soluzioni auspicate dalla Ministra in questi mesi per il rientro a settembre degli studenti:

  • In classe con turnazione degli studenti, metà in presenza e metà attuando la DaD;
  • Entrate e uscite scaglionate;
  • Riqualificazione degli spazi scolastici, dagli spazi comuni a quelli della mensa;
  • Classi da 12 studenti senza turnazione;
  • Mascherina e/o visiera obbligatoria;
  • Pannelli o box in plexiglass in classe.

Da sottolineare anche il problema dei concorsi che non si sono svolti a causa dell’emergenza coronavirus perché il ministro non ha potuto emanare i bandi entro febbraio. Per questo motivo potrebbero restare scoperte molte cattedre e si prospetta l’inizio del nuovo anno scolastico con una valanga di supplenze.

Molte ipotesi, poche certezze, tanto caos. Tutto dipenderà dalla situazione epidemiologica  e dalle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico.

Rientro a settembre, alcune famiglie pensano all’istruzione parentale . Molti invocano il ritorno alla normalità pre-coronavirus, altri sperano che sia l’occasione per reimpostare il sistema dell’istruzione e delle educazioni.

Diverse le voci scese in campo al fianco di genitori ed insegnanti, come psicoterapeuti ed esperti consulenti dell’età evolutiva che hanno voluto dare valutazioni specialistiche in merito e che pubblichiamo di seguito.

Condividiamo il comunicato di un gruppo di psicologi e psichiatri che offre una visione professionale sui danni psicologici, nelle diverse fasce della popolazione, conseguenti al lockdown ed alla sua gestione finalizzato a non ripetere gli stessi errori e, soprattutto, a sollecitare una ripresa realmente rispettosa ed attenta alle esigenze esplicite ed implicite delle persone. Instillare nelle persone, e ancora di più nei bambini, il timore di un “nemico invisibile” di cui il prossimo può essere portatore, equivale ad impoverire od annichilire ogni possibilità di crescita, scambio, arricchimento; equivale in sostanza a cancellare ogni possibilità di vita intensa e felice.

Riceviamo e pubblichiamo il  parere della Dottoressa Stéphanie Hérin Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalitica dell’età evolutiva.

“Come psicologa psicoterapeuta dell’età evolutiva mi sono domandata quali possano essere i risvolti psicologici sui minori nel breve e lungo periodo mossi da questa pandemia, considerando che bambini e adolescenti, come ogni singolo individuo della società, sono stati esposti ad una maxi emergenza che ha generato panico diffuso e nel loro specifico, ha ridimensionato e limitato le stesse vite, sottraendo per un periodo di 2 mesi alcuni dei bisogni fondamentali per la crescita, come la dimensione ludica, il movimento, la socializzazione, gli affetti, l’esplorazione dell’autonomia e dell’indipendenza necessaria per la strutturazione dell’identità, bisogni che variano a seconda della specifica fase di crescita del minore. 

Questa situazione di certo non ha garantito la massima qualità del loro sviluppo psicofisico, rendendo vulnerabile il loro benessere e inibendo la loro crescita, se poi vi aggiungiamo l’incertezza del futuro e del percorso scolastico, l’instabilità, la convivenza obbligata con forzati strumenti e metodi di prevenzione (come l’utilizzo di mascherine, guanti, il rispetto del distanziamento sociale e la necessità di percorsi di igienizzazione, ovvero elementi che rimandano ad una costante dimensione di allarme e di estrema attenzione, di distanziamento dall’altro e di tratti ossessivi-paranoici), possiamo cogliere un certo grado di esposizione al rischio di uno sviluppo precario e di effetti psico-relazionali importanti. Il vissuto specifico dei minori e la capacità di adattamento ad una situazione problematica risentono molto di alcune variabili imprescindibili, in primis della stabilità della situazione familiare e delle dinamiche in essa presenti, che in alcuni casi possono essere anche pericolose, delle competenze educative e di contenimento emotivo dei genitori o delle figure accudenti, delle proprie risorse interiori, delle reali limitazioni vissute all’interno delle proprie case, in particolare in piccole abitazioni o condomini privi di ambiente esterno e dell’esposizione diretta e indiretta al panico e alla paura. 

Nella pratica clinica e nel lavoro come psicologa scolastica, ho potuto constatare le prime reazioni psicologiche alla situazione pandemica di minori in condizioni di normalità, in particolare tratti regressivi nei bambini più piccoli, insonnia, iperattività motoria, inibizione emotiva, livelli di ansia e di paura, sovraesposizione, al limite della dipendenza, al web, noia e fenomeni di dispersione scolastica. Ho riscontrato specialmente negli adolescenti perdita di curiosità e di entusiasmo per le proprie passioni, sfiducia e una sorta di adattamento passivo alla realtà limitante. Se da una parte emergono fenomeni inibitori, dall’altra si assiste a bambini cresciuti tutti d’un colpo, con cellulari e videochiamate in corso, quegli strumenti che tanto erano banditi e non adeguati alla specifica fase di crescita fino a quel momento. 

In quanto psicologa scolastica ho osservato da vicino le difficoltà della didattica a distanza per tutti gli agenti coinvolti: dagli insegnanti, sottoposti a forte stress per l’adeguamento improvviso a nuove richieste e competenze tecnologiche, ai genitori alle prese con smart working e una sovrapposizione di ruoli all’interno delle mura domestiche e agli alunni, spesso demotivati e poco coinvolti. Per non parlare di quegli alunni totalmente dispersi, disconnessi e non partecipi all’attività formativo-didattica individuale e di gruppo, ancora una volta le famiglie più svantaggiate risultano quelle più difficili da raggiungere, evidenziando l’amara verità che la DAD tiene fuori quelli che di solito sono i soggetti dell’intento di inclusione, come alunni con disordini dello sviluppo, alunni disabili e casi sociali. Stiamo assistendo ad una didattica in cui il contatto e la relazione, che da sempre sono il cuore dell’apprendimento, faticano a prendere forma, influendo in maniera negativa sui fattori motivazionali e di apprendimento degli alunni, una didattica selettiva, che seppur con tanti sforzi da parte di insegnanti appassionati del proprio lavoro e al di là del significato più profondo che è quello di essere presenti per dare una continuità di “normalità” nel cambiamento, a stento mostra la sua efficacia. 

La vita dei minori si configura come una sfida piena di limitazioni e di distanziamenti, le decisioni che verranno prese e le conseguenze collegate si sommeranno a quanto già fino ad ora vissuto e tutto contribuirà a condizionare il loro stato di benessere o malessere, a lungo termine raccoglieremo quelli che saranno i cocci e le ferite di un periodo di trasformazione radicale, probabilmente sarà riscontrato un aumento di disturbi psicologici emotivi, comportamentali e relazionali, soltanto il tempo darà prova di quello che sarà. 

Per concludere vorrei spendere una breve riflessione sull’utilizzo delle mascherine, ipotesi che si sta vagliando per i minori dai 6 anni in su, o comunque a discrezione delle scelte dell’adulto di riferimento anche per i bambini più piccoli, credo che la convivenza con questo strumento non possa non smuovere domande dentro ognuno di noi. Non sono strumenti con i quali i minori sono cresciuti, non c’è l’abitudine di sentirli come parte di sè e possono creare diversi effetti psicologici. La mascherina rimarca la distanza sociale, il timore del contagio e copre i volti delle persone, in un certo senso le de-umanizza, tenendo nascosti sorrisi ed in parte emozioni. La comunicazione verbale e non verbale risulta limitata, si fa fatica ad esprimersi, nonché a respirare correttamente, per cui diviene più facile inibirsi e chiudersi in un mondo dove il contatto è sempre più distante, un contatto che inconsciamente spaventa e allarma, ma anche provare irritazione e agitazione interna. A questo si aggiunge la percezione di un’immagine diversa di sé, a tratti medicalizzata, in quanto la maschera rimanda ad un contesto tale e riconduce a pensieri di uno stato di salute precario.”

Mascherine ai bambini, una crudeltà. A dirlo Daniele Novara pedagogista e direttore del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti. Fare scuola? Impossibile.

Secondo il pedagogista, per tutta l’infanzia (dai 3 ai 9 anni), mascherina e distanziamento sociale rigido sono “una vera e propria crudeltà” che non ha pari nel resto d’Europa. “In nessun Paese europeo – scrive – sono stati riaperti i bar prima delle scuole! Praticamente in Italia è stato riaperto tutto meno le scuole. È davvero imbarazzante. Fare scuola con le mascherine? Forse Novara dice ciò che nessuno ha avuto ancora il coraggio di affermare, per paura del contesto di emergenza che viviamo, “è impossibile” così come nei centri estivi.

“Ma anche che la misura del distanziamento di un metro non può che portare, così come formulata, a un posizionamento rigido di sostanziale immobilità o quasi da parte dei bambini stessi.”

L’appello del pedagogista: «I bambini hanno bisogno di tornare alla normalità. I documenti elaborati finora sulla riapertura rischiano di parlare di una realtà epidemiologica che è un capitolo ormai passato o comunque in fase di esaurimento». Una cappa di pregiudizi antichi come l’epoca di Erode si abbatte sull’infanzia mettendo a rischio la crescita dei bambini in un momento cruciale della loro vita. E non finisce qui: sembra esserci una reale confusione in quanto queste indicazioni sono talmente oscure che in alcuni documenti la mascherina ai bambini andrebbe messa dai 3 anni, in altri andrebbe messa dai 6 anni. La qual cosa mostra la totale equivocità di questa indicazione: se i bambini di 3 anni non la devono mettere tanto più non devono metterla quelli di 6 in quanto il livello di promiscuità e di vicinanza è molto più forte dai 3 anni che dai 6.

L’indagine sull’impatto psicologico della pandemia nelle famiglie, promossa dall’IRCCS Gaslini di Genova e guidata dal neurologo Lino Nobili, mostra come i più piccoli abbiano risentito dell’emergenza: ansia e regressione per 6 minori su 10, problematiche comportamentali, disturbi del sonno o mancanza d’aria sono alcuni dei sintomi, spesso legati al malessere dei genitori. La sottosegretaria alla Salute Zampa ha dichiarato: “Non poter andare a scuola, non poter correre o giocare in un parco li ha certamente penalizzati”

L’impatto del cambiamento dovuto all’emergenza per Coronavirus ha riguardato anche studenti con disabilità che hanno vissuto situazioni di disagio, fatica e forte discriminazione.

Molte le testimonianze sono pervenute alla nostra associazione da parte di genitori che hanno lamentato nel periodo del lockdown il più totale abbandono da parte delle istituzioni,  evidenziando regressioni dei propri figli, senza terapie e senza assistenza domiciliare. 

Nonostante gli sforzi messi in campo dalle scuole, la didattica a distanza (DaD) lascia indietro almeno 1 alunno con disabilità’ su 4”.

È quanto emerge dall’indagine preliminare realizzata nell’ambito del progetto ‘Oltre le distanze’, promosso dalla Fondazione Agnelli, l’Università di Bolzano, l’Università Lumsa e l’Università di Trento.

Come avverrà il rientro a scuola degli alunni con disabilità, già fortemente penalizzati da questa situazione?

Nel documento del CTS del 28 maggio 2020 vengono riportate le indicazioni per il rientro a scuola degli studenti con disabilità

“Nel rispetto delle indicazioni sul distanziamento fisico, la gestione degli alunni con disabilità certificata dovrà essere pianificata anche in riferimento alla numerosità, alla tipologia di disabilità, alle  risorse  professionali specificatamente dedicate, garantendo in via prioritaria la didattica in presenza. Si ricorda che, in coerenza con il DPCM 17 maggio sopra riportato, non sono soggetti all’obbligo di utilizzo della mascherina gli studenti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina. Per l’assistenza di studenti con disabilità certificata, non essendo sempre possibile garantire il distanziamento fisico dallo studente, potrà essere previsto per il personale l’utilizzo di ulteriori dispositivi. Nello specifico in questi casi il lavoratore potrà usare unitamente alla mascherina chirurgica, fatto salvo i casi sopra menzionati, guanti in  nitrile e  dispositivi  di  protezione  per  occhi,  viso  e  mucose. Nell’applicazione delle misure di prevenzione e protezione si dovrà necessariamente tener conto delle diverse disabilità presenti.”

Eppure numerose sentenze hanno confermato il divieto per gli Istituti scolastici di frapporre ostacoli alla frequenza dei disabili e confermano illegittimo il diniego di iscrizione.

Di recente pubblicazione la sentenza del TAR Sicilia Palermo, che ha accolto la domanda cautelare proposta dal genitore di un minore disabile ed ha sospeso gli atti con i quali un Liceo Musicale (in ragione della presunta impossibilità di iscrivere più di un disabile grave in ciascuna classe) aveva negato l’iscrizione alla classe prima.

Nell’ordinamento giuridico italiano non esiste una norma che impone e consente che, di fronte alla sempre possibile evenienza che due allievi portatori di handicap grave presentino richiesta di iscrizione al medesimo Istituto Scolastico, ad uno dei due possa essere negata l’iscrizione al predetto Istituto invocando la presenza dell’altro disabile nella stessa classe.

Si tratta di un criterio generale, valorizzato anche dalla Sezione 3-bis del Tar Lazio Roma, con la sentenza n. 2250 del 28 febbraio 2018.

Nessuna disposizione del nostro ordinamento, infatti, consente agli istituti di disporre l’esclusione di alunni con disabilità, ogni qualvolta non sia possibile garantire il rispetto del rapporto di 1 a 20 previsto dall’art. 5, comma 2°, d.P.R. n. 81/2009.

Al contrario, nel nostro ordinamento sono state introdotte, progressivamente, numerose norme volte ad agevolare la frequenza scolastica di tali soggetti.

Tutti gli interventi del Legislatore sono stati finalizzati ad assicurare il diritto allo studio, obbligando i soggetti competenti (e in primo luogo gli istituti scolastici) ad apprestare tutte le misure idonee a eliminare gli ostacoli che si frappongono alla frequenza nei confronti dei soggetti disabili.

Qui testimonianze di docenti e genitori nostri associati.

A tutela e difesa dei bambini facciamo presente la nostra posizione sulle modalità di rientro a scuola a settembre e la nostra volontà di essere pronti al ritiro dei bambini qualora le condizioni fossero confermate come da indicazioni del comitato tecnico scientifico.

Per giunta chiediamo:

NO mascherine;

NO visiere;

NO barriere in plexiglass;

NO distanziamento sociale;

NO continua ed ossessionata disinfezione delle mani e delle superfici.

Chiediamo buonsenso!

E quindi concordiamo per quanto segue:

– frequente aerazione dei locali;

– attività svolte anche all’aperto;

– riduzione del numero degli alunni per evitare classi pollaio;

– lavaggio mani con acqua e sapone;

– auto sospensione dalla frequenza su base fiduciaria per manifesti sintomi febbrili, come hanno sempre fatto, anche in passato, i genitori attenti e RESPONSABILI dotati di buon senso.

 

COVID-19: UNA PATOLOGIA DI UNA SOCIETA’ MALATA

È importante ricordare che la nostra società non soffre solo di patologie nel senso medico del termine. Siamo anche malati di un’informazione distorta e propagandistica, i cui esponenti si costituiscono in inquisizione per spegnere sul nascere i tentativi di rettificarla, lanciandosi in attacchi contro i presunti fomentatori di “fake news” – il nuovo anglismo con cui si cerca di evitare di entrare nel merito delle critiche limitandosi a denigrarle. Il risultato è un malessere informativo – che possiamo chiamare “infodemia” – quotidianamente diffuso tra i cittadini, che subiscono danni di varia natura: disorientamento, paura e disponibilità ad accettare qualunque “verità rivelata”, per quanto infondata o irrazionale. Una caratteristica dell’infodemia è quella di travisare le conclusioni riportate in alcune pubblicazioni scientifiche, trasformando ipotesi di lavoro in verità assolute. Tali verità vengono poi regolarmente smentite da altri risultati, che dipingono una diversa, e a volte opposta, realtà. La selezione delle ricerche su cui fare leva permette un arbitrio completo sulle pretese basi scientifiche dei processi decisionali, e gli stessi risultati possono essere trattati come canonici quando fa comodo e ridicolizzati quando non fa più comodo. La scienza, dipinta come unica dispensatrice di verità, è in effetti amministrata da presunti esperti capaci di negare anche l’evidenza, e che a volte mostrano sintomi anche esteriori di psicopatia. Tutto questo senza un’analisi complessiva delle evidenze disponibili che le collochi in un quadro coerente ed equilibrato.

La crisi Covid-19

Nella gestione della presunta emergenza sanitaria del covid-19, gli esempi di tale situazione sono innumerevoli. Si va dalle dichiarazioni apodittiche sull’assoluta e riconosciuta impossibilità di nuocere del SARS-Cov-2, alla descrizione del suo terribile potere patogeno (naturalmente da parte dello stesso sedicente esperto e a pochi giorni di distanza), dalle commosse celebrazioni dei morti(”avrebbe compiuto cent’anni tra qualche settimana”, lasciando intendere che questa pandemia ha stroncato una vita che poteva battere ogni record di longevità) al ridicolo sovradimensionamento delle morti attribuite al SARS-Cov-2 (che ha suscitato scandalo persino in rappresentanti dell’Ordine dei Medici). Questa premessa è necessaria per capire come le statistiche possano essere ignorate, nascoste, mal interpretate o addirittura piegate ad interpretazioni di fantasia.

Qui segue la recente pubblicazione completa del Prof. Stefano Dumontet e del Prof. Marco Mamone Capria

Vaccinazione antinfluenzale: le prove scientifiche

Da sempre l’attività di AURET è stata incentrata nella tutela di diritti e libertà fondamentali e quindi nella lotta contro malasanità, malaffare, conflitti d’interessi, disinformazione istituzionale e, purtroppo, anche contro normative incostituzionali e discriminatorie fondate su menzogne medico-scientifiche e giuridiche; nel fare ciò, a differenza di altri, abbiamo puntato sempre sulla “qualità” del lavoro preferendo:

-. Ricercare e diffondere articoli scientifici pubblicati sulle più importanti riviste e reperibili attraverso i più noti motori di ricerca a partire da Pubmed;

-. Verificare sempre preventivamente le notizie di stampa da pubblicare;

-. Fornire sempre – unici in un desolante panorama di sciocchezze messe in giro da sedicenti “giuristi” da social come da discutibili “professionisti” – precise e puntuali indicazioni giuridiche al fine di consentire alle persone di respingere i molteplici attacchi ai loro diritti ed alle loro libertà evitando di incorrere in guai ulteriori e più seri così come è accaduto in passato coi TdM in giro per l’Italia e più recentemente a problematiche amministrative e penali a Rimini, Pesaro etc;

-. Fornire Linee Guida, modulistica ed informazione tramite social.

Quanto sopra ci ha permesso da una parte di riuscire a contrastare concretamente gli attacchi portati a bambini e famiglie da istituzioni corrotte e dall’altra di venire riconosciuti come validi interlocutori sia sul piano medico-scientifico, che giuridico.

Dopo aver sempre combattuto la degenerazione vaccinale e già evidenziato negli anni scorsi gli studi scientifici relativi all’inutilità/dannosità delle vaccinazioni in genere, specie antinfluenzali, nei confronti degli over 65 anni, nell’autunno 2019 avevamo sollevato il problema legato all’imponente campagna vaccinale antinfluenzale (oltre 140.000 dosi) operata in Lombardia e nel febbraio 2020 avevamo evidenziato l’esistenza di studi scientifici che facevano riferimento al problema della cd “Interferenza virale” e quindi avviato un’indagine tra associati e conoscenti medici, paramedici e ricoverati in ordine alle reali cause dei molteplici decessi verificatisi in quello che abbiamo definito il “Triangolo delle Bermuda lombardo” raccogliendo dati importanti in ordine ad una possibile correlazione come concausa delle vaccinazioni nei decessi stessi.

Tutto ciò, non è passato inosservato agli occhi degli “esperti”: mentre quelli “finti”, al soldo di big-pharma e di interessi economici che nulla hanno a che vedere con la salute dei cittadini, hanno fatto apparentemente finta di nulla cercando in silenzio di ostacolare, anche mediante il divieto di effettuazione delle autopsie sui deceduti apparentemente a causa del covid-19, non tanto la nostra ricerca quanto soprattutto l’accertamento di una verità che avrebbe inesorabilmente condannato la loro corruzione da burattini e quella dei loro burattinai, quelli “veri” ci hanno invece contattati per confrontare le reciproche informazioni e dati.

In tale contesto, l’articolo: “Vaccinazione antinfluenzale: che cosa dicono le prove scientifiche” sottotitolo “Vaccinare in modo indiscriminato anziani, gravide, bambini e sanitari può risultare più dannoso che utile?” pubblicato nei giorni scorsi da Giovanni Fioriti Editore a firma di alcuni prestigiosi medici già noti per la loro indipendenza ed onestà intellettuale come Alberto Donzelli, Paolo Bellavite etc. è solo l’ultimo dei lavori di ricerca della della verità ai quali abbiamo contribuito, ancorché in minima parte.

Nel presentarlo ai nostri associati e simpatizzanti dopo averlo ricevuto in anteprima dagli autori e nell’invitare gli stessi a leggerlo con estrema attenzione ed a diffonderlo tra tutti gli interessati e soprattutto tra medici e paramedici, ci permettiamo di segnalarne alcuni passaggi delle conclusioni che riteniamo fondamentali in ordine all’applicazione pratica in medicina del Principio di Precauzione  del Primum non nocere:

“Quando si decide un provvedimento di sanità pubblica, destinato a individui “sani” (…), ancor più se generalizzato, e a maggior ragione se vincolante, vale la lezione di un maestro di epidemiologia (Rose 1992): una “misura preventiva di massa del 2° tipo” che consiste nell’“aggiungere qualche altro fattore artificiale nella speranza di fornire una protezione […] Comprende l’uso di farmaci […], le vaccinazioni e l’impiego di dosi non fisiologiche di sostanze naturali […] Non si può presumere a priori che queste misure siano sicure, dunque le prove del beneficio e in particolare della sicurezza dovranno essere stringenti. Ciò esclude di fatto l’impiego di questo tipo di misure, salvo là dove il vantaggio offerto sia piuttosto grande, ad esempio in gruppi ad alto rischio, o per rischi comuni o gravi. Esse si possono applicare a una condizione: che i destinatari siano informati degli aspetti noti così come delle incertezze…”. “Questa lezione vale anche per la vaccinazione antinfluenzale. Al di fuori di gruppi ad alto rischio con solide prove di benefici netti (…), per la generalità di anziani, (adulti e) donne gravide, bambini e personale sanitario vi sono ancora sostanziali incertezze sul bilancio tra possibili benefici e danni”.

Da parte nostra, concordiamo con gli autori in ordine al fatto che “aprire la discussione, con l’onere della prova, su “verità” date per scontate e paradigmi non sia un atteggiamento antiscientifico, anzi riteniamo che sia una condizione per lo sviluppo della scienza. Riteniamo che i rappresentanti politici abbiano la responsabilità di assicurare un ambiente antidogmatico favorevole a un dibattito scientifico libero, trasparente, esente da conflitti d’interessi, che metta un impegno razionale nel risolvere i problemi tenendo conto di priorità basate sui dati” e soprattutto sul fatto che “In attesa che ampi RCT pragmatici, indipendenti da sponsor commerciali, con gruppi di controllo appropriati e follow-up esteso, chiariscano se vi siano benefici netti e la loro entità per le popolazioni cui questa vaccinazione è proposta, le prove scientifiche qui documentate consigliano di rinunciare all’obbligo e una moratoria sull’estensione della vaccinazione” per cui “Si ritiene che l’antinfluenzale possa ancora essere offerta in modo gratuito a coloro che liberamente la richiedono, purché siano informati in modo bilanciato delle incertezze esistenti, per consentire davvero una scelta e un consenso informati, principio cardine per qualsiasi attività sanitaria, che ne costituisce la legittimazione (Lavra 2017)”.

Quanto sopra, in barba agli atteggiamenti antiscientifici, antigiuridici, incostituzionali e financo illogici portati avanti da sedicenti “Patti per la (anti) scienza”; perché anche in questo, noi siamo diversi, molto diversi e ce ne vantiamo!

LIBERTÀ!!!

AURET, il presidente

 Avv. Roberto Mastalia

 

 

Vaccinazione antinfluenzale: la posizione di ISDE Italia

Anche i medici ISDE nutrono forti dubbi in merito ai contenuti della Circolare del Ministero della Salute del 5 giugno 2020 con cui si raccomanda un’estesa vaccinazione antinfluenzale che coinvolga anzitutto le seguenti categorie: bambini oltre 6 mesi, anziani oltre 65 anni, donne in gravidanza, sanitari. Tali raccomandazioni in alcune regioni si stanno già trasformando in obblighi, e ciò suscita notevole sconcerto da parte di Associazioni Mediche e di Riviste scientifiche [1] [2].

La principale motivazione avanzata per l’estensione della vaccinazione è l’ipotesi che la maggior copertura vaccinale contro l’influenza sarebbe vantaggiosa nel “semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Covid19 e Influenza”.

Qui le motivazioni di ISDE Italia che ritiene:

  • la motivazione addotta sia debole e basata su ipotesi non validate in modo adeguato (l’efficacia della vaccinazione si aggira tra il 30 e il 40%): inserire una variabile quale l’incremento della vaccinazione antinfluenzale potrebbe viceversa aumentare anziché diminuire il “rumore di fondo”, con il rischio che i vaccinati pensino, al sorgere di un po’ di febbre o al primo starnuto, di essere affetti da Covid19.
  • una vaccinazione antinfluenzale generalizzata alle suddette categorie non è basata su prove scientifiche adeguate e – al di fuori di specifiche categorie a rischio – ancora non si dispone di un chiaro rapporto favorevole costi/benefici né rischi/benefici.
  • l’obbligo, già anticipato in alcune regioni, appare improprio dal punto di vista scientifico, giuridico ed etico e probabile causa di logoranti contenziosi.

ISDE Italia pertanto, in attesa di avere prove più chiare da ricerche con disegni di alta validità, indipendenti da sponsor commerciali e condotte da ricercatori senza relazioni finanziarie con i produttori, auspica una moratoria su estensioni generalizzate della vaccinazione antinfluenzale e sugli obblighi disposti da alcune Regioni e auspica che:

  • la politica si impegni ad assicurare un ambiente antidogmatico favorevole a un dibattito scientifico libero, non basato sul “principio di autorità” ma sulle migliori prove ad oggi disponibili, trasparente, esente da conflitti d’interessi.
  • si apra un confronto approfondito nelle sedi scientifiche e istituzionali dedicate, a livello nazionale e regionale, senza chiusure pregiudiziali, se possibile indicendo una Conferenza di Consenso aperta a un libero confronto di posizioni scientifiche, che metta al tavolo tutti i soggetti competenti e portatori di interessi.
  • la vaccinazione antinfluenzale continui a essere offerta in modo gratuito a categorie a rischio e quando liberamente richiesta, purché tutti siano informati in modo completo ed equilibrato delle incertezze scientifiche esistenti, per consentire un vero consenso informato, principio cardine per qualsiasi intervento sanitario.
[1]https://www.scienzainrete.it/articolo/ha-senso-estendere-vaccinazione-antinfluenzale/simonetta-pagliani/2020-06-18
[2]https://www.sostenibilitaesalute.org/la-vaccinazione-antinfluenzale-estesa-alla-popolazione-e-resa-obbligatoria-puo-risultare-piu-dannosa-che-utile-comunicato-stampa-del-16-giugno-2020/