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Le case farmaceutiche finanziano le Associazioni di Volontariato dei pazienti

Riportiamo e commentiamo questo articolo pubblicato il 23 gennaio 2020 sul sito dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri-IRCCS, il quale, sulla scorta di un articolo del 22 gennaio 2020 del British Medical Journal (BMJ), relativo alla revisione sistematica di 26 studi pubblicati tra il 2003 e il 2018 dal medesimo BMJ, denuncia, ancora una volta, il possente e talvolta non dichiarato conflitto di interesse tra Case farmaceutiche ed Associazioni di Volontariato.

Dall’articolo estrapoliamo un dato molto significativo:

poco meno di un terzo delle Associazioni che ha ricevuto fondi dall’Industria lo dichiara sui propri siti“.

Ed inoltre:

Nel 2012 abbiamo condotto un’ analisi di siti di associazioni di pazienti italiane per valutarne la trasparenza, ed è emerso un quadro poco incoraggiante – aggiunge Cinzia Colombo, ricercatrice del Laboratorio di ricerca sul coinvolgimento di cittadini in sanità, che si occupa da diversi anni di conflitti di interesse -. Nonostante risalga a qualche anno fa, l’ indagine mostra dati analoghi a quelli emersi a livello internazionale dalla revisione sistematica che abbiamo condotto”.

E’ proprio dagli atti di un convegno della dott.ssa Cinzia Colombo dell’Istituto Mario Negri, che abbiamo tratto l’immagine, eloquentemente significativa del contenuto del convegno medesimo e di quello oggetto degli articoli succitati.

Sarebbe stato utile conoscere i nominativi di codeste associazioni di volontariato che ricevono finanziamenti dalle case farmaceutiche. 

 

Conflitti di interesse nella stesura delle linee guida cliniche

Pubblichiamo un estratto e l’articolo completo di Lancet del 31/08/2019.

I conflitti di interessi (COI) sono pervasivi in ​​medicina e la loro influenza sulle linee guida cliniche, cruciali per la cura dei pazienti, è stata una delle principali preoccupazioni in tutto il mondo. Solo il 26% delle linee guida di pratica clinica cinese pubblicate nel 2017 ha rivelato Conflitti di Interesse. Al contrario, Ramy Saleh e colleghi hanno scoperto che 44 (l’85%) dei 52 primi ed ultimi autori delle linee guida per la pratica clinica sulla terapia sistemica, pubblicati sul sito Web dell’American Society of Clinical Oncology, tra agosto 2013 e giugno 2018, hanno ricevuto pagamenti dall’industria mentre 14 (il 32%) non hanno rivelato tali pagamenti.

Per garantire che le linee guida siano affidabili, l’American College of Physicians (ACP) ha aggiornato i suoi metodi per la divulgazione e la gestione di interessi concorrenti durante lo sviluppo di linee guida cliniche. In futuro, chiunque sia coinvolto nello sviluppo di linee guida cliniche o nella revisione delle prove a sostegno deve, all’inizio della propria partecipazione, divulgare tutti gli interessi finanziari e intellettuali attivi e inattivi relativi all’assistenza sanitaria dei 3 anni precedenti e devono continuare ad aggiornare le proprie COI durante la partecipazione alle linee guida “.

 

Il “caso Ricciardi” sul The Bmj: il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità è in conflitto d’interessi?

Anche la prestigiosa rivista medica internazionale The British Medical Journal ha acceso i riflettori sui probabili conflitti di interesse del Presidente dell’I.S.S. Walter Ricciardi.
Ecco l’articolo pubblicato sul The Bmj, a firma Michael Day.
Ne riportiamo la traduzione, pubblicata sul sito dell’Ordine Nazionale dei Biologi.

L’aumento di dichiarazioni ambigue sui conflitti di “interesse”.

In un recente editoriale del BMJ,(1) Barbara Mintzes e Quinn Grundy, dell’università di Sydney, Australia, commentano un articolo del Journal of General Internal Medicine che riporta una nuova tendenza nel dichiarare i conflitti d’interesse: l’uso del termine “consulenza gratuita”, sottinteso per l’industria della salute.(2)

Prima del 2000, dichiarazioni di questo tipo erano una o due all’anno; tra il 2012 e il 2014 erano oltre 150 all’anno. Il termine potrebbe nascondere più che rivelare. Forse è vero che il denaro non passa di mano, ma ciò non esclude che per il consulente vi siano altri benefici. Potrebbe esserci il pagamento di un viaggio, compresa l’ospitalità. E potrebbe non trattarsi di episodi isolati. Le somme pagate per questi benefici potrebbero essere importanti. Una ditta australiana, per esempio, ha sborsato 144.000 euro per mandare 9 dermatologi a un congresso a Vancouver, Canada. E anche se cibi e bevande costano poco a persona, provate a moltiplicare per i 116.845 eventi sponsorizzati tra il 2011 e il 2015 in Australia; otterrete una cifra ragguardevole. Inoltre, l’associazione tra sponsorizzazione dell’industria e risultati favorevoli di una ricerca regge anche nel caso di finanziamenti indiretti o apparentemente triviali, come l’offrire un pranzo.

Al momento non ci sono studi sull’effetto delle “consulenze gratuite”. Ma l’effetto potenziale è abbastanza chiaro, e il fatto che siano in aumento deve farci pensare. Sospettare di un editoriale scritto da un ricercatore che dichiara “consulenze gratuite” è più che lecito; il tipo e la direzione del bias potrebbero essere equivalenti a quelli di un autore che dichiara di aver ricevuto dei pagamenti. Si tratta comunque di un termine equivoco, che tende a creare confusione.

Sarebbe preferibile se le riviste chiedessero maggiori dettagli sul tipo di relazione con l’industria a quelli autori che dichiarano “consulenze gratuite”.

Come scrivono nelle loro conclusioni Barbara Mintzes e Quinn Grundy, questo termine merita di essere gettato nel cestino dei rifiuti.

A cura di Adriano Cattaneo

  1. Mintzes B, Grundy Q. The rise of ambiguous competing interest declarations. BMJ 2018;361:k1464
  2. Menkes DB, Masters JD, Bröring A, Blum A. What does ‘unpaid consultant’ signify? A survey of eu-phemistic language in conflict of interest declarations. J Gen Intern Med 2018;33:139-41

(Fonte:  http://www.nograzie.eu/laumento-di-dichiarazioni-ambigue-sui-conflitti-dinteresse/)