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Il “caso Ricciardi” sul The Bmj: il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità è in conflitto d’interessi?

Anche la prestigiosa rivista medica internazionale The British Medical Journal ha acceso i riflettori sui probabili conflitti di interesse del Presidente dell’I.S.S. Walter Ricciardi.
Ecco l’articolo pubblicato sul The Bmj, a firma Michael Day.
Ne riportiamo la traduzione, pubblicata sul sito dell’Ordine Nazionale dei Biologi.

L’aumento di dichiarazioni ambigue sui conflitti di “interesse”.

In un recente editoriale del BMJ,(1) Barbara Mintzes e Quinn Grundy, dell’università di Sydney, Australia, commentano un articolo del Journal of General Internal Medicine che riporta una nuova tendenza nel dichiarare i conflitti d’interesse: l’uso del termine “consulenza gratuita”, sottinteso per l’industria della salute.(2)

Prima del 2000, dichiarazioni di questo tipo erano una o due all’anno; tra il 2012 e il 2014 erano oltre 150 all’anno. Il termine potrebbe nascondere più che rivelare. Forse è vero che il denaro non passa di mano, ma ciò non esclude che per il consulente vi siano altri benefici. Potrebbe esserci il pagamento di un viaggio, compresa l’ospitalità. E potrebbe non trattarsi di episodi isolati. Le somme pagate per questi benefici potrebbero essere importanti. Una ditta australiana, per esempio, ha sborsato 144.000 euro per mandare 9 dermatologi a un congresso a Vancouver, Canada. E anche se cibi e bevande costano poco a persona, provate a moltiplicare per i 116.845 eventi sponsorizzati tra il 2011 e il 2015 in Australia; otterrete una cifra ragguardevole. Inoltre, l’associazione tra sponsorizzazione dell’industria e risultati favorevoli di una ricerca regge anche nel caso di finanziamenti indiretti o apparentemente triviali, come l’offrire un pranzo.

Al momento non ci sono studi sull’effetto delle “consulenze gratuite”. Ma l’effetto potenziale è abbastanza chiaro, e il fatto che siano in aumento deve farci pensare. Sospettare di un editoriale scritto da un ricercatore che dichiara “consulenze gratuite” è più che lecito; il tipo e la direzione del bias potrebbero essere equivalenti a quelli di un autore che dichiara di aver ricevuto dei pagamenti. Si tratta comunque di un termine equivoco, che tende a creare confusione.

Sarebbe preferibile se le riviste chiedessero maggiori dettagli sul tipo di relazione con l’industria a quelli autori che dichiarano “consulenze gratuite”.

Come scrivono nelle loro conclusioni Barbara Mintzes e Quinn Grundy, questo termine merita di essere gettato nel cestino dei rifiuti.

A cura di Adriano Cattaneo

  1. Mintzes B, Grundy Q. The rise of ambiguous competing interest declarations. BMJ 2018;361:k1464
  2. Menkes DB, Masters JD, Bröring A, Blum A. What does ‘unpaid consultant’ signify? A survey of eu-phemistic language in conflict of interest declarations. J Gen Intern Med 2018;33:139-41

(Fonte:  http://www.nograzie.eu/laumento-di-dichiarazioni-ambigue-sui-conflitti-dinteresse/)