Importanza dell’alimentazione nel trattamento dell’autismo del Dott. Zaccagna

Il presente lavoro è nato dalla necessità di portare un contributo allo studio della sindrome dello spettro autistico (ASD) e suggerire una strada da percorrere alle famiglie e agli operatori del settore. L’osservazione dei miglioramenti ottenuti in tutti i casi trattati è senza dubbio il fattore che ha reso doverosa la compilazione di tale pubblicazione, pur senza nulla togliere all’impegno, alle metodiche ed alla validità di tante persone che quotidianamente si dedicano al sostegno ed al ricupero dei casi loro assegnati, quanto piuttosto di ottimizzare, con il miglioramento della funzionalità assimilativa intestinale, il successo delle terapie psico-comportamentali.

L’ottica da cui partiamo, è quella di considerare l’alterazione della funzione intestinale come importantissima concausa nell’insorgenza e nell’evoluzione della ASD in quanto essa potrebbe essere strettamente correlata alla reiterazione di un danno metabolico-alimentare nell’assimilazione enterocitaria, come si verifica abitualmente nelle forme di malassorbimento, pur differenziandosi da questo nelle classiche sindromi conosciute (celiachia, sprue, Crohn, radiazioni, etc.). In tale convinzione siamo sostenuti da dati di laboratorio sull’esame delle feci, con la ricerca della tipologia e della quantità dei microbioti, di sostanze impropriamente indigerite (amidi, zuccheri, grassi, proteine, etc.), della quantità di zonuline e di calprotectine, esami questi eseguiti all’inizio del trattamento nutrizionale e controllati periodicamente nei tempi successivi. In effetti il dato che ci conforta è quello di aver notato che ad un miglioramento della funzione assimilativa (normalizzazione dell’alvo, ricupero ponderale, trofismo cutaneo, etc.) corrispondeva di solito un evidente progresso del comportamento, della socializzazione e della verbalizzazione.
La nostra procedura segue i dettami della scuola torinese del Dr. Federico Balzola, autore di diverse pubblicazioni sulla relazione tra intestino e autismo, di quella romana dei Proff.
Giovanni e Antonio Gasbarrini, di quella americana di Baltimora del Dr. Alessio Fasano e di tanti altri ricercatori che hanno dimostrato, anche se in via cautelativa, la diretta relazione tra un danno di permeabilità intestinale e ASD.
Prima di iniziare l’esposizione della nostra metodologia, riteniamo doveroso fare un breve cenno alla funzione dell’intestino ed ai suoi stretti legami con tutti gli organi e
con il cervello in particolare, tralasciando volutamente ogni riferimento alle varie definizioni della ASD stessa.
 
Al seguente link è possibile scaricare l’articolo completo del Dottor Carlo Alberto Zaccagna sottoposto alla nostra attenzione. Ne condividiamo e diffondiamo i contenuti poichè sono in linea con ciò che sosteniamo da anni.

AURET aderisce all’iniziativa del CIATDM per contestare l’uso delle mascherine a scuola

Comunicato Stampa Maggio 2020

COVID 19 – Il Coordinamento Internazionale Associazioni per la Tutela dei Diritti dei Minori contesta il parere favorevole dei pediatri sulle mascherine a scuola: “Nessuna base scientifica” 

Ecco la lettera inviata al presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri dott. Paolo Biasci e ai Ministri Speranza e Azzolina che cita invece tutte le motivazioni per il NO. 

http://ciatdmcoordinamento.altervista.org/ https://www.childrenprotectionworld.org/ 

La Federazione Italiana Medici Pediatri avalla l’uso prolungato delle mascherine per i bambini ma senza fondamenti medico scientifici e ora il Coordinamento Internazionale Associazione per la Tutela dei Diritti dei Minori chiede conto di questa posizione con una lettera al Presidente FIMP dott. Paolo Biasci. Contestualmente il C.I.A.T.D.M. chiede ai Ministri della Salute e dell’Istruzione Roberto Speranza e Lucia Azzolina di sospendere, nelle more, qualunque imposizione in tal senso. 

CIATDM, porta invece dati ufficiali e pareri tecnici di Istituzioni e sutdiosi autorevoli a riprova che la mascherina, se imposta ai bambini, da presidio di sicurezza potrebbe trasformarsi in pericoloso veicolo di contagio, aumentando il rischio di trasmissione del Coronavirus. 

Ecco le motivazioni per il ‘no alla mascherina a scuola” riportate nella missiva. Studi pubblicati dallo ECDC attestano che i bambini rappresentano una percentuale molto piccola dei casi di COVID-19 segnalati, con circa l’1% di tutti i casi di età inferiore a 10 anni e il 4% di età compresa tra 10 e 19 anni. .In Italia i dati ufficiali resi noti dall’Istituto Superiore di Sanità (ed aggiornati al 20 Maggio) dicono che su 227.204 casi totali ci sono 1.851 casi di bambini (0-9 anni) pari all’0,8% e 3.312 casi di ragazzi (10-19) pari all’1,5%. 

Quanto all’uso di mascherine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un documento pubblicato il 6 Aprile 2020 dichiara che “… attualmente non ci sono prove che indossare una maschera (medica o di altro tipo) da parte di persone sane in un contesto di comunità più ampio, incluso il mascheramento della comunità universale, possa impedire loro di contrarre virus respiratori, incluso COVID-19″. 

Nel citato documento l’O.M.S. segnala invece alcuni rischi potenziali che dovrebbero essere attentamente presi in considerazione in ogni processo decisionale, ad esempio il rischio di autocontaminazione, che può avvenire toccando e riutilizzando mascherine contaminate, potenziali difficoltà respiratorie e falso senso di sicurezza, che induce a una potenziale riduzione dell’osservanza di altre misure preventive, e prescrive, in ogni caso, le modalità corrette di utilizzo delle mascherine, ovvero: 

– Posizionare la mascherina con attenzione, assicurandosi che copra la bocca e il naso, e legarla bene per ridurre al minimo qualunque apertura tra il viso e la mascherina. 

Evitare di toccare la mascherina mentre la si indossa

– Rimuovere la mascherina utilizzando la giusta tecnica: non toccare la parte anteriore della mascherina ma slegarla da dietro. 

– Dopo averla rimossa o ogni qualvolta una mascherina usata sia stata toccata inavvertitamente, lavare le mani con un apposito prodotto a base alcolica oppure con acqua e sapone se le mani sono visibilmente sporche. 

– Appena risulta umida, sostituire la mascherina con una mascherina nuova, pulita e asciutta. 

– Non riutilizzare le mascherine monouso. 

– Eliminare le mascherine monouso dopo ogni utilizzo e smaltirle immediatamente dopo averle rimosse. 

Appare davvero difficile pensare che la popolazione pediatrica possa seguire scrupolosamente queste indicazioni o che gli insegnanti possano vigilare sul corretto utilizzo delle mascherine. 

Ancora. 

Il dott. Alberto Donzelli, specialista in igiene e medicina preventiva, in un recente studi pubblicato su Repository di Epidemiologia e Prevenzione, Rivista destinata a medici epidemiologi, evidenzia che “….in soggetti infetti in- consapevoli, in cui l’emissione di virus è massima nei due giorni precedenti i sintomi, la mascherina obbliga a un continuo ricircolo respiratorio dei propri virus, aggiungendo la resistenza all’esalazione, con concreto rischio di spingere in profondità negli alveoli una carica virale elevata, che poteva essere sconfitta dalle difese innate se avesse impattato solo con le vie respiratorie superiori.” 

Ancora il Ministero della Salute – Direzione generale della prevenzione sanitaria ufficio 5 prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale, nella Nota n. 0010736 del 29/03/2020 ha chiarito fra l’altro che “I dati attualmente disponibili non supportano la trasmissione per via aerea di SARS-CoV-2, fatta eccezione per i possibili rischi attraverso procedure che generano aerosol se eseguite in un ambiente inadeguato (non in stanza di isolamento con pressione negativa) e / o in caso di utilizzo di dispositivi di protezione individuali (DPI) inadeguati .” 

Lo European Centre for Disease Prevention and Control, in un suo recente documento “Using face masks in the community” dell’ 8 Aprile 2020,  ha precisato che: “ Esiste il rischio che la rimozione impropria della maschera, la manipolazione di una maschera contami- nata o una maggiore tendenza a toccare il viso mentre si indossa una maschera da parte di persone sane possano effettivamente aumentare il rischio di trasmissione .” 

Sul punto si è espresso anche il dott. Antonio Lazzarino, epidemiologo presso l’University College London, con un articolo sul British medical Journal: https://www.bmj.com/content/bmj/369/bmj.m2003.full.pdf

“In conclusione, a differenza di Greenhalgh et al., Crediamo che il contesto dell’attuale pandemia covid-19 sia molto diverso da quello dei “paracadute per saltare fuori dagli aeroplani”, [7] in cui la dinamica del danno e della prevenzione sono facili da definire e persino da quantificare senza la neces- sità di studi di ricerca. È necessario quantificare le complesse interazioni che potrebbero benissimo operare tra effetti positivi e negativi dell’uso di maschere chirurgiche a livello di popolazione. Non è tempo di agire senza prove.” 

Infine, il rapporto pubblicato ISS COVID 19 nr. 25/2020 contenente le Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie, nella tabella a pag. 4 riporta la persistenza di particelle infettanti sulle superfici e sullo strato esterno delle mascherine presenta il dato temporale in assoluto più alto ovvero di ben 7 giorni, confermando che la mascherina, lungi dall’essere una efficace protezione, costituisce un pericoloso veicolo di contagio

Alla luce di quanto sopra appare quanto meno imprudente e non supportata scientificamente l’imposizione di mascherina alla popolazione pediatrica, che dovrebbe indossarla per molte ore al giorno, nella quasi certezza di una non corretta gestione della stessa e in presenza di non trascurabili rischi per la salute. 

Pertanto il CIATDM chiede ai Ministri Speranza ed Azzolina di revocare con effetto immediato l’obbligo di mascherina per la popolazione pediatrica.

COMUNICATO FIMP MINISTERI SOSPENSIONE OBBLIGO MASCHERINE BAMBINI

 

 

Ricorso al TAR Lazio per la sospensione e annullamento della ordinanza Regione Lazio n.z00030 del 17/4/2020

Le Associazioni AURET e ATTO PRIMO, col supporto tecnico della SSPP, promuovono un RICORSO AL TAR LAZIO per l’annullamento dell’Ordinanza del Presidente Regione Lazio n. Z00030 del 17.04.2020 con la quale si dispone, a far data dalla metà di settembre p.v., la vaccinazione obbligatoria contro l’influenza-A del Personale Sanitario e delle persone over 65 anni, pena: l’inidoneità al lavoro per i primi; l’inaccessibilità a luoghi di ritrovo per questi ultimi. 

Tale obbligo, in assenza di una reale situazione di EMERGENZA sanitaria relativa all’influenza A, VIOLA il diritto alla libertà di scelta terapeutica di cui all’art. 32 Cost.

L’atto in sé non solo non poggia su alcuna base scientifica riconosciuta ma il vaccino, come accaduto in Lombardia, potrebbe rivelarsi persino pericoloso per la salute dando luogo ad una INTERFERENZA VIRALE così come riportato, tra gli altri, nello studio relativo alla sorveglianza sanitaria tra il personale del Ministero della Difesa USA che ha accertato un aumento del 36% del rischio di contrarre infezioni da Coronavirus nei mesi successivi alla vaccinazione antinfluenzale. 

A prescindere dalle motivazioni di ordine medico-sanitario, l’ordinanza è formalmente illegittima traendo spunto dalla volontà squisitamente politica di imporre una pratica vaccinale ingiustificata, discriminatoria, vessatoria e potenzialmente pericolosa per la salute.

Detto ciò, gli interessati all’iniziativa potranno partecipare come segue:

1. SOSTENERE L’INIZIATIVA: chiunque, residente ovunque ed anche privo di interesse ad agire in giudizio, può sostenere l’iniziativa aderendo alla raccolta firme e, volendo, anche contribuendo volontariamente alla raccolta fondi con le modalità di seguito indicate.

2. ADERIRE AL RICORSO: l’adesione allo stesso, necessaria per verificare il numero dei potenziali ricorrenti, potrà essere effettuata solo dalle persone legittimate ad agire ovvero: personale sanitario ed over-65enni residenti nel Lazio; l’adesione non comporterà comunque alcun vincolo per la successiva sottoscrizione del ricorso.

3. SOTTOSCRIVERE IL RICORSO: potrà essere effettuata solo da chi sia legittimato così come indicato al punto 2 e che intenderà essere parte del giudizio davanti al TAR.

Alla luce delle preoccupanti affermazioni/proposte provenienti da certi governatori regionali e/o forze politiche, è di tutta evidenza come l’iniziativa della Regione Lazio abbia lo scopo di verificare la risposta della popolazione e di fare quindi da apripista ad analoghe iniziative regionali e/o nazionali per cui sarebbe assolutamente fondamentale riuscire a bloccarle sul nascere.

Per maggiori informazioni di carattere scientifico oppure per segnalare il vostro interesse al ricorso, senza alcun obbligo di spesa, potete firmare il modulo predisposto accedendo ai siti delle proponenti Associazioni e su www.SSPP.it 

RACCOLTA FONDI

Al fine di consentire a tutti i legittimati di poter sottoscrivere con tranquillità il ricorso, le predette associazioni promuovono una raccolta fondi destinata al pagamento delle spese legali alla quale può partecipare chiunque, non solo i ricorrenti.

Gli interessati potranno effettuare una libera donazione alle seguenti coordinate:

AURET, Iban: IT33F0200803027000104048800

Nella causale dovrà essere indicato: 

“Ricorso al TAR Lazio avverso Ordinanza Regione Lazio del 17.04.2020”

La somma raccolta sarà utilizzata per il pagamento delle spese legali relative al ricorso e per le altre iniziative collegate e/o conseguenti alla Libertà di Scelta.

Perché noi siamo diversi, molto diversi e ce ne vantiamo!

LIBERTÀ!!!

IL PUNTO SULLA MASCHERINA-Dott. P. Gottarelli, Medico

Di Paolo Gottarelli*

***

La disinformazione mediatica ha fatto credere alla popolazione che con l’uso delle mascherine, anche se FP2 o FP3, non si trasmette il COVID 19. FALSO!

Il motivo è semplice ed è legato alle dimensioni della struttura della mascherina cioè alle dimensioni della trama tessile rispetto alle dimensioni del virus. Per dare una idea bisogna sapere che i virus non sono visibili al microscopio ottico, per vederli bisogna usare il microscopio elettronico. La punta di uno spillo può accogliere circa 10.000 virus!

Le mascherine pertanto hanno la sola funzione di evitare di “sputare” in faccia alla gente quando si è a distanza ridotta. Si deve inoltre tenere in considerazione il fatto che la  mascherina andrebbe cambiata più volte al giorno, sia perché diventa un ricettacolo di polveri e batteri, ma anche perché quando è leggermente bagnata da muco nasale e da saliva ed anche da vapore acqueo, il tessuto bagnato diventa un ottimo conduttore fra ambiente esterno ed interno alla mascherina stessa.

Viste le ridottissime dimensioni del virus (120 nanometri), gli unici ausili efficaci da usarsi sono delle vere e proprie maschere antigas oppure maschere aderenti con bordi sigillanti in silicone e dotate di particolari filtri a 4 strati (almeno!) denominati ULPA. Questi filtri, normalmente usati per aspirare fumi inquinati, sono gli unici a potere filtrare con certezza anche i virus.

Riguardo l’uso consigliato e propagandato, quando addirittura uso obbligatorio, dei guanti in lattice, la disinformazione è ancora peggiore!

Affinché il guanto possa essere un ausilio utile ed efficace bisognerebbe sostituirlo in continuazione perché il lattice trattiene virus e batteri e dopo pochi contatti diventa un  vero e proprio terreno di coltura del peggio del peggio.

Almeno la cute è fisiologicamente dotata di una serie di batteri, virus e funghi che compongono il cosiddetto MICROBIOTA cutaneo. Ricordiamo che oltre al microbiota intestinale, che è quello che ci difende dalle malattie presiedendo all’80% del sistema immunitario, esistono pure specifici ed indispensabili microbiota a livello buccale (della bocca), nasale, genitale, ecc.

Pertanto l’uso di guanti, se non cambiati di frequente, risulta essere addirittura pericoloso e nocivo.

Un ultimo consiglio da rinologo e chirurgo nasale riguarda un aspetto del quale non si parla mai. L’importanza del naso per la respirazione la conosciamo ma poco si dice riguardo all’importantissima azione FILTRANTE del naso e delle coane. Grazie infatti alla presenza dei peli intranasali (le vibrisse) dei turbinati inferiori (che oltre che a filtrare ed umidificare l’aria , la riscaldano), il tortuoso passaggio intranasale dell’aria ha un potere fondamentale di filtrazione , che purtroppo perdono le persone che respirano a bocca aperta!

Pertanto non strappate i peli intranasali e cercate sempre di respirare a bocca chiusa. Ciò facendo eviteremo di spargere goccioline di saliva nell’ambiente ed allo stesso tempo ci proteggeremo dalla inalazione buccale di polveri , batteri e virus.

Prof. Dott. Paolo Gottarelli

 

 

 *Prof. Dott. Paolo Gottarelli, Via D’Azeglio, 57 – 40123 Bologna, Italy – Tel. 051.342912 – fax 051.345986 – www.paologottarelli.com – mail:info@paologottarelli.it

Laureato in Medicina e Chirurgia con punti 110/110 e Lode presso l’Università degli studi di Bologna nel 1978.

– Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva presso UniPd nel 1991.

– Specialista in Odontostomatologia presso UniBo nel 1981

– Diploma di perfezionamento Post-Universitario, in Chirurgia Plastica Estetica conseguito presso UniPv.

– Diploma di perfezionamento Post-Universitario, in Chirurgia della Piramide Nasale conseguito presso UniSi.

– Diploma di perfezionamento Post-Universitario, in Biomateriali conseguito presso UniBo.

– Dal 1992 al 2007 Professore a contratto presso UniFe, Clinica Otorinolaringoiatria, con l’insegnamento di “Tecniche Chirurgiche Correttive Estetico Funzionali della Piramide Nasale”;

– Dal 1992 al 1995 Professore a contratto presso UniBo, Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione, con l’insegnamento integrativo di ”Principi di Chirurgia Plastica”.

– Dal 1992 al 1994 Professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Odontoiatria e Protesi Dentale di Bologna, con l’insegnamento integrativo di ”Terapia Chirurgica delle Precancerosi del cavo orale”.

– Dal 1992 al 1993 Professore a contratto presso l’Istituto Superiore di Medicina Olistica ed Ecologia dell’Università di Urbino.

– Docente di Odontostomatologia e Chirurgia Plastica Ricostruttiva in molteplici corsi e seminari.

– Ha tenuto molteplici Lezioni Magistrali ed è stato relatore in molteplici Corsi e Convegni internazionali

Nascere in casa ai tempi del Covid: una conseguenza o l’inizio di una nuova strada?

Stare a casa, rallentare, staccarsi dalla routine quotidiana, in alcuni casi può essere faticoso, ma anche senza volerlo ci porta a guardarci: guardare l’ambiente in cui viviamo, guardare di più le persone con cui viviamo, guardare meglio noi stessi. Un tempo fermo che ci induce a elaborare scelte fatte e a valutare scelte per il futuro, riscoprendo l’importanza del nostro nucleo, mettendo al primo posto il benessere.

“C’è chi decide di lasciare una casa senza balconi, chi valuta di cambiare lavoro, chi decide di mettere al mondo un figlio, e chi si trova davanti alla scelta del luogo del parto”, spiega Marta Campiotti, Fondatrice di Nascere in Casa (www.nascereacasa.it), che descrive la scelta del parto in casa esattamente come una conseguenza di una nuova visione della vita che mette al primo posto il benessere e la protezione del nucleo familiare.

“Non era possibile che mio marito conoscesse suo figlio 4 giorni dopo la nascita e non potesse far parte dei suoi primi giorni di vita…” racconta Jennifer, che ha partorito in casa in Sardegna il suo primo figlio.

E proprio questo divieto dei padri di entrare in sala parto, di far parte del momento nascita, è uno dei motivi che hanno spinto le donne ad informarsi su possibili alternative.

Marta Campiotti ci parla di un “movimento dei padri che sentono più forte il loro ruolo di protezione del nido, e cercano in prima persona di informarsi sulla soluzione migliore per garantire sicurezza e umanità alla propria compagna”.

Ma non è solo l’assenza del padre o dei familiari ad influenzare la scelta del luogo del parto: è molto presente la paura di un’assistenza carente perché concentrata nell’emergenza Covid. Diverse sono le testimonianze che raccontano di personale ridotto, ore di solitudine, dimissioni precoci non protette.

Sono aumentate tantissimo le richieste delle donne, che non avendo valutato prima la possibilità di partorire in casa, si ritrovano a fare una scelta non consapevole: da una parte la paura del ricovero in ospedale,  con il rischio di contagio e la solitudine nell’affrontare un’esperienza così importante, dall’altra la paura di partorire in casa con poca informazione a riguardo. Talvolta le richieste di assistenza al parto in casa si manifestano nell’ultimo mese di gravidanza, mettendo in condizioni le ostetriche di non poter accettare l’assistenza: le linee guida infatti raccomandano un’assistenza più lunga in gravidanza che possa permettere la valutazione di un percorso fisiologico.

Claudia, che ha partorito in Umbria il suo quarto figlio, racconta: “Inizialmente scelsi l’ospedale ma quando non mi permisero di avere accanto né mio marito, né la mia ostetrica di fiducia, mi sono sentita la sicurezza crollare.  Ho passato gli ultimi due mesi a piangere cercando di capire quale fosse la soluzione migliore. L’ultima settimana prima del parto, ho saputo che nell’Ospedale che avevo scelto avevano riaperto la possibilità di assistere al parto sia all’ostetrica di fiducia, che al papà, ma limitatamente al momento del parto. Quando iniziai il travaglio a casa, in attesa che arrivasse la mia ostetrica, mi sentivo bene, così al suo arrivo, ci rendemmo conto che mancava davvero poco, e realizzai in quel momento un forte desiderio di voler stare a casa: avrei partorito in quell’ambiente intimo mio figlio.

E’ stato un parto splendido, avendo avuto brutte esperienze non avevo mai pensato a un parto in casa prima, ma ora rivedo con occhi diversi ciò che ho vissuto nei parti precedenti. Se arrivasse un altro figlio lo rifarei? In condizioni di fisiologia, assolutamente sì, sarebbe la mia prima scelta.”

Una nuova consapevolezza condivisa anche da Jennifer, che al suo primo parto racconta “non ho il confronto, perché non ho mai partorito in Ospedale, ma posso solamente dire che c’era un’atmosfera intima, affettuosa, piena di emozione. Se avrò un altro bambino e sarà possibile, sceglierò il parto in casa”.

Sia che abbiano avuto esperienze precedenti, o che siano alla prima gravidanza, molte sono le donne che chiedono informazioni sull’assistenza, e alcune di loro arrivano a realizzare l’esperienza, vivendola in maniera positiva.

“Spero che questo aumento di richieste possa essere un’opportunità per offrire maggiori informazioni e ridare fiducia al parto in casa, portandolo finalmente ad essere una scelta consapevole e informata, una prima scelta e non un’alternativa” sostiene Simona Pantanella, ostetrica di Frosinone.

La scelta purtroppo non è tuttavia sempre accessibile, perché una delle conseguenze della quarantena ha pesato negativamente sul fattore economico, influenzando maggiormente le regioni che non prevedono il rimborso dell’assistenza. “Una disparità tra le regioni che si fa sentire anche in termini di percezione socio culturale; infatti, qualora non sia normato con un rimborso delle spese, il parto a domicilio rischia di perdere il riconoscimento come scelta possibile” spiega Marta Campiotti.

Il parto in casa per molti è ancora un tabù e c’è chi ne continua a mettere in discussione la sicurezza, ma i vantaggi sono dimostrati da evidenze empiriche e scientifiche.

Già nel 1985 l’Organizzazione Mondiale della Sanità sosteneva la necessità di riportare il parto a un livello meno tecnologico di assistenza e aveva dichiarato che “il parto deve avvenire al livello di assistenza più basso compatibile con la sicurezza”. Ora il NICE (National Institute for Health and Care Excellence), ci fornisce il supporto scientifico a questo principio: a fronte di un importante miglioramento degli esiti, in certi criteri di sicurezza, partorire a casa non provoca alcun aumento del rischio, né per la madre né per il neonato. Non un’opinione quindi su cui si può essere d’accordo o meno, ma una certezza scientifica dimostrata.

Con questi presupposti, confidiamo in un futuro in cui la scelta del parto in casa non sarà solo in aumento, ma potrà essere una vera scelta, non dettata da paure e che risponda ai desideri della coppia nel rispetto della fisiologia: una scelta informata, libera e consapevole.

 (Laura Capossele, Ostetrica e Custode della Nascita®   – Custodi del Femminino®)

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