Ricerca rivela che le diagnosi psichiatriche sono “scientificamente prive di significato”

Un nuovo studio, pubblicato su Psychiatry Research, ha concluso che le diagnosi psichiatriche non hanno alcun valore scientifico per l’identificazione di disturbi mentali ben distinti.
Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Liverpool, ha analizzato dettagliatamente i cinque capitoli chiave del DSM – il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, edizione 5 – molto utilizzato in tutto il mondo: schizofrenia, disturbo bipolare, depressione, ansia e disturbi collegati a trauma.
I manuali diagnostici come il DSM sono stati creati col proposito di costituire un linguaggio diagnostico comune per i professionisti della salute mentale, e tentare di elencare in maniera esaustiva i problemi di salute mentale, incluso i loro sintomi.
Lo studio ha rivelato che:
  • Le diagnosi psichiatriche usano diversi criteri decisionali; 
  • Esiste un ampio intervallo di sovrapposizione dei sintomi tra le diverse diagnosi;
  • Quasi tutte le diagnosi mascherano il ruolo del trauma e degli eventi avversi;
  • Le diagnosi non dicono granché sul singolo paziente e quale sia la cura di cui ha bisogno.
Gli autori concludono che le etichette psichiatriche rappresentano: “un falso sistema di categorizzazione”. Il leader del gruppo di ricerca, Kate Allsopp, dell’Università di Liverpool, ha dichiarato:
Sebbene le etichette diagnostiche creino un’illusione di spiegazione, sono scientificamente prive di significato e possono creare stigma e pregiudizio. Spero che questa ricerca incoraggerà i professionisti della salute mentale a guardare oltre le diagnosi, considerando altre spiegazioni per il malessere mentale, come i traumi e le esperienze di vita negative.” 
Il professor Peter Kinderman, dell’Università di Liverpool, ha aggiunto:
 “Questo studio fornisce ulteriore evidenza che l’approccio basato su diagnosi biomediche non funziona in psichiatria. Le diagnosi, frequentemente ed acriticamente considerate ‘vere’ malattie, vengono in realtà fatte in conformità a schemi di criteri molto arbitrari, inconsistenti, confusi e contraddittori. Il sistema diagnostico presume erroneamente che tutta la sofferenza sia causata dai disturbi, e poggia in gran parte su un giudizio soggettivo di cosa sia la normalità”. 
Secondo il professor John Read, dell’Università di East London: “Forse dovremmo smettere d’illuderci che un’etichetta simil-medica possa contribuire in alcun modo alla nostra comprensione delle complesse cause del malessere umano, o dirci di che tipo di aiuto abbiamo bisogno nel malessere.”
Articolo originale:
L’intero studio, dal titolo “Heterogeneity in psychiatric diagnosis” è qui:https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0165178119309114

Encefalomielite mialgica/Sindrome da affaticamento cronico

L’Encefalomielite mialgica/Sindrome da affaticamento cronico (ME/CFS) è una malattia invalidante multifattoriale e scarsamente conosciuta. Presentiamo evidenze epidemiologiche, cliniche e sperimentali per le quali la ME/CFS costituisce un importante tipo di effetto avverso dei vaccini, in particolare di quelli contenenti adiuvanti di alluminio scarsamente degradabili.

Le prove sono emerse molto lentamente a causa della varietà, mancanza di specificità, esordio ritardato e frequente sottovalutazione medica dei sintomi ME/CFS. È stato supportato da uno studio epidemiologico che ha confrontato i militari vaccinati contro quelli non vaccinati che sono rimasti non operativi durante la seconda guerra del Golfo. I pazienti affetti soffrono di disfunzioni cognitive che colpiscono l’attenzione, la memoria e le connessioni inter-emisferiche, ben correlate a difetti di perfusione cerebrale ed associate a un modello stereotipato e caratteristico dell’ipometabolismo del glucosio cerebrale. La biopsia del muscolo deltoide, eseguita per indagare sulla mialgia, mostra tipicamente la miofascite macrofagica (MMF), un biomarcatore istologico che valuta la persistenza di lunga data degli agglomerati di alluminio all’interno di cellule immunitarie innate nel sito della precedente immunizzazione. L’MMF è apparentemente legata alla disintossicazione delle particelle minerali  con alterazione del meccanismo di  xeno/autofagia. Il confronto tra tossicologia di diverse forme di alluminio e diversi tipi di esposizione è fuorviante e inadeguato e piccoli esperimenti sugli animali hanno capovolto il vecchio dogma. Invece di essere rapidamente solubilizzate nello spazio extracellulare, le particelle di alluminio iniettate vengono rapidamente catturate dalle cellule immunitarie e trasportate agli organi distanti e al cervello, dove provocano una risposta infiammatoria ed esercitano una neurotossicità selettiva a basse dosi e per lungo tempo. Osservazioni cliniche ed esperimenti su pecore, un grande animale come gli umani, hanno confermato sia la diffusione sistemica che gli effetti neurotossici degli adiuvanti di alluminio. ME/CFS post-immunizzazione rappresenta la manifestazione principale della “sindrome autoimmune / infiammatoria indotta da adiuvanti” (ASIA).

Traduzione del dott. Gerardo Rossi 

se anche i medici ipotizzano che il tracollo della fiducia sui vaccini sia conseguenza dell’obbligo

Mettere in discussione, con l’onere della prova, paradigmi dati per scontati non è atteggiamento antiscientifico, anzi è condizione per sviluppare la scienza e trovare soluzioni sempre migliori.
 
I rappresentanti politici hanno la responsabilità di assicurare un ambiente antidogmatico favorevole a un dibattito scientifico libero, trasparente, senza conflitti d’interessi, con impegno razionale a risolvere i problemi, tenendo conto di priorità basate sui dati.
 
Di Fondazione Allineare Sanità e Salute
Gruppo NoGrazie
Medicina Democratica Onlus
 
VERITÀ, SCIENZA E….. LIBERTÀ

PERCHÉ OBBLIGARE TUTTI?

 
 
È giunto il momento di comprendere che le questioni relative alle politiche di vaccinazione vanno ben oltre il rischio di possibili complicanze dell’influenza o del morbillo. Una politica di obblighi e supervisione globale, associata a un’anormale concentrazione di potere, condotta senza trasparenza o controllo indipendente, con misure di censura e, in definitiva, la possibilità di sperimentare programmi di eugenetica e transumanisti è una situazione altamente allarmante. Un dibattito aperto su demografia, contraccezione o modificazione genetica deve essere possibile, ma la cosa più urgente è salvaguardare i nostri diritti e le nostre libertà fondamentali.
 
Una rassegna di informazioni e fonti
di Senta Depuydt (Per gentile concessione della redazione dell’edizione francese di Nexus Magazine, tratto dal nr. 121)
 
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