Esposizione umana all’alluminio e sclerosi multipla

Tratto dalla pagina FB della Dottoressa Loretta Bolgan.
Ultima pubblicazione del prof. Exley!
L’esposizione umana all’alluminio è una questione in espansione. Il cervello è un lavandino per l’alluminio disponibile sistemicamente e un bersaglio putativo di neurotossicità. Un numero crescente di studi continua a confermare la presenza di alluminio nel tessuto cerebrale umano, sebbene principalmente in relazione a donatori deceduti per un disturbo neurodegenerativo o del neurosviluppo.
Qui, abbiamo misurato l’alluminio nel tessuto cerebrale nei donatori che sono deceduti a causa di una malattia o condizione specifica senza però mostrare alcuna neurodegenerazione. I donatori sono stati diagnosticati come non affetti da sclerosi multipla. Qui, questi nuovi dati vengono confrontati con dati recenti sull’alluminio nel tessuto cerebrale nella sclerosi multipla. I tessuti cerebrali di tutti e quattro i lobi sono stati ottenuti dalla banca del tessuto della Multiple Sclerosis Society. I tessuti sono stati digeriti mediante digestione acida assistita da microonde e il loro contenuto di alluminio è stato misurato mediante spettrometria di assorbimento atomico con forno di grafite riscaldata trasversalmente. Entrambi sono metodi consolidati nel nostro laboratorio.
Analisi statistiche dettagliate sono state utilizzate per confrontare nuovi dati con dati recenti per la sclerosi multipla. L’alluminio è stato trovato nel tessuto cerebrale in ciascun donatore con un’alta percentuale di misurazioni (189/291), inferiore a 1,00 μg / g di peso secco.
I dati per tutti i casi (mediana e IQR) erano 0,74 (0,48-1,28), 1,23 (0,62-1,63), 0,84 (0,45-1,14) e 1,01 (0,62-1,65) μg / g di peso secco per occipitale, parietale, temporale e lobi frontali, rispettivamente. C’era una correlazione positiva statisticamente significativa tra il contenuto di alluminio del tessuto cerebrale e l’età del donatore. Il confronto dei dati per questo gruppo di non-sclerosi  multipla con i dati sull’alluminio cerebrale per i donatori che muoiono con una diagnosi di sclerosi multipla ha mostrato che quest’ultimo aveva un contenuto statisticamente significativo di alluminio cerebrale.
I dati confermano una precedente conclusione che il contenuto di alluminio del tessuto cerebrale nella sclerosi multipla è elevato e supportano il suggerimento che l’esposizione umana all’alluminio può avere un ruolo nell’eziologia della sclerosi multipla”.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1501664376648281&id=100004141980713

Alcuni psicofarmaci espongono ad un rischio inaccettabile in rapporto ai benefici

Si tratta sopratutto di alcuni psicofarmaci, antidepressivi.  In particolare citalopram (Seropram®), duloxetina (Cymbalta®), venlafaxina (Efexor®) ma il documento non si limita a questi.

Questa la sintesi dell’articolo: In alcuni casi questi farmaci espongono a un rischio inaccettabile in rapporto ai benefici, in altri si tratta di prodotti oramai sorpassati da molecole più recenti; ma può accadere anche il contrario, oppure i vantaggi promessi sono incerti perché provati solo verso placebo. Nella maggioranza dei casi si tratta di prodotti che hanno un’alternativa migliore.

Qui, invece, l’intero articolo: http://www.sportellotiascolto.it/psicofarmaci-seropram-cymbalta-efexor/

Le case farmaceutiche finanziano le Associazioni di Volontariato dei pazienti

Riportiamo e commentiamo questo articolo pubblicato il 23 gennaio 2020 sul sito dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri-IRCCS, il quale, sulla scorta di un articolo del 22 gennaio 2020 del British Medical Journal (BMJ), relativo alla revisione sistematica di 26 studi pubblicati tra il 2003 e il 2018 dal medesimo BMJ, denuncia, ancora una volta, il possente e talvolta non dichiarato conflitto di interesse tra Case farmaceutiche ed Associazioni di Volontariato.

Dall’articolo estrapoliamo un dato molto significativo:

poco meno di un terzo delle Associazioni che ha ricevuto fondi dall’Industria lo dichiara sui propri siti“.

Ed inoltre:

Nel 2012 abbiamo condotto un’ analisi di siti di associazioni di pazienti italiane per valutarne la trasparenza, ed è emerso un quadro poco incoraggiante – aggiunge Cinzia Colombo, ricercatrice del Laboratorio di ricerca sul coinvolgimento di cittadini in sanità, che si occupa da diversi anni di conflitti di interesse -. Nonostante risalga a qualche anno fa, l’ indagine mostra dati analoghi a quelli emersi a livello internazionale dalla revisione sistematica che abbiamo condotto”.

E’ proprio dagli atti di un convegno della dott.ssa Cinzia Colombo dell’Istituto Mario Negri, che abbiamo tratto l’immagine, eloquentemente significativa del contenuto del convegno medesimo e di quello oggetto degli articoli succitati.

Sarebbe stato utile conoscere i nominativi di codeste associazioni di volontariato che ricevono finanziamenti dalle case farmaceutiche.